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NerdPensiero

A Gaming New Year to you!

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Ciao a tutti amici lettori

nuovo articolo a sorpresa per l’ultimo dell’anno. Fatto già dei programmi per capodanno?

se il vostro programma è una tranquilla serata in casa a nerdare la vostra Grayfox_001 ha per voi una serie di titoli da consigliarvi per passare un fantastico fine/inizio anno da soli o magari in compagnia di pochi intimi appassionati come voi di videogiochi. I titoli che sto per consigliarvi li trovate su Steam con delle sensazionali offerte per riempire il vostro carrello low budget.
Siete pronti? iniziamo:

Per gli amanti delle favole e dei rompicapi non troppo impegnativi la mia proposta è Seasons after fall. Opera dei francesi Swing Swing Submarine (già autori di Tetrobot and Co) è infatti un puzzle-platform 2D che ricorda molto i libri dell’infanzia. Tratta la storia di un piccolo spirito che aiuterà i guardiani della foresta ad esiguire il rituale delle stagioni. Come tutte le fiabe contiene un messaggio profondo adatto per grandi e piccini e vi regalerà emozioni e momenti di tenerezza.

Per i nostalgici del retrogaming Momodora: reverie under the moonlight è il gioco che fa per voi (sebbene piuttosto recente). Ultimo capitolo della saga, tratta la vicenda della sacerdotessa  Kaho che armata di arco, frecce e una magica foglia d’acero si addentra in territori sconosciuti per combattere una temibile maledizione. Questo capitolo funge da prequel delle storie narrate nei vari Momodora. Anche questo è un platform,ma in stile action RPG che offre un’esperienza di gioco non troppo lunga nei temppi,ma sicuramente piacevole e divertente con il giusto grado di difficoltà.

Se vi trovate in compagnia di amici e desiderate fare un mini torneo a suon di pugni la mie proposte sono Ultra Street Fighter IV oppure Injustice: Gods Among Us Ultimate Edition. Presentarli è sicuramente una banalità per molti, ma per chi dovessere essere non informato passo velocemente alla loro descrizione. Sono entrambi dei picchiaduro, ma, se nel primo sono presenti gli amati personaggi della saga Street Fighter, nel secondo troveremo tutti i personaggi, eroi e nemici, dell’universo DC. Entrambi vi regaleranno un intrattenimento adrenalinico a prezzi contenuti. Qui la scelta sta a voi e le vostre preferenze.

Per veri retrogamer e amanti delle avventure grafiche un po’ più impegnative e dal tono umoristico, troverete Monkey Island Collection: un fantastico pacchetto offerta dell’intramontabile saga che racchiude le edizioni restaurate dei primi due capitoli, ed il terzo ed il quarto. Vestite i panni del protagonista Guybrush Threepwood e vivete le disavventure del giovane pirata di belle speranze. In realtà con un’offerta così siete sistemati come minimo fino all’epifania, ma andiamo avanti.

Infine la proposta più costosa che vi farò è Borderlands: the handsome collection. Anche questo è un pacchetto offerta che racchiude Bordelands 2 e Borderlands the pre-sequel, oltre tutti i DLC ad un prezzo stracciato. Per chi non dovesse conoscerli, quella di Borderlands è una saga di sparatutto in prima persona ambientata in un lontano futuro con elementi tipici degli action RPG. Ogni capitolo è indipendente (per cui non è indispensabile possedere il primo, state tranquilli) e offre la possibilità di scegliere tra varie classi che cambiano l’esperienza di gioco, e di giocare sia in singolo che in maniera cooperativa.

Bene amici queste sono le mie proposte per passare un tranquillo fine anno, ma non dimenticate nonostante tutto di brindare con i vostri amici e familiari per la mezzanotte.
Non fate gli asociali, mi raccomando!
E, come sempre, vi ricordo che se volete rimanere sempre aggiornati sulle ultime news e curiosità del mondo nerd la risposta è una sola: Nerd attack.

Alla prossima amici è Buon 2019 a tutti voi.

Segnalare gli artisti: aiuto o bavaglio?

By | NerdPensiero | No Comments

 

Cari amici lettori, oggi tocchiamo un tema molto spinoso riguardante uno strumento che noi tutti, almeno una volta, abbiamo usato sui social: lo strumento di segnalazione.

Come tutti voi ben sapete, la segnalazione dovrebbe servire ad eliminare materiali inappropriati di varia natura dalle piattaforme comunicative digitali. Ma la domanda sorge spontanea: fin dove la segnalazione è uno strumento di tutela e quando diventa atto punitivo?

Mi riferisco a tutte quelle persone che, in modi diversi, trattano argomenti spinosi, di difficile comunicazione e anche un po’ tabù, un po’ per scrostare la patina di ipocrisia verso certi argomenti, un po’ per fare denuncia sociale su di essi o magari trasmettere informazioni vitali per la tutela della salute, ma anche semplicemente per giocare su esperienze comuni a molti. È qui che entra in scena Simona Zulian in arte Felinia: fumettista dal tratto comico conosciuta da molti per le sue strisce umoristiche irriverenti che sdoganano tutte le comuni convenzioni su come dovrebbe essere una donna e come la donna moderna verace, bella nelle sue forme e peculiarità caratteriali, non necessariamente iper femminili, affronta la difficoltà di esserlo al giorno d’oggi con le aspettative e canoni di bellezza attuali.

In questo ultimo periodo sta cercando di reclamizzare la sua ultima opera “Max e Cherry Pepe rosso” un fumetto dedicato al tema dell’amore vissuto all’interno di una relazione adulta in modo piccante, ma sempre divertente e umoristico nello stile dell’artista. La situazione che purtroppo sta vivendo è che, a causa del tema trattato, in certi frangenti in modo spinto, sia facilmente soggetta a segnalazioni e di conseguenza ban del proprio profilo, minando i suoi intenti pubblicitari con conseguente danno, sia economico che in visibilità. In un video recentemente pubblicato sui suoi social, Simona cerca di portare chiarezza sulla vicenda, trovare una soluzione e esprime la sua opinione su questa spiacevole situazione che sta danneggiando il suo lavoro sfogando come tutto questo stia sopprimendo la sua libertà di espressione.

La censura tramite segnalazione degli utenti è diventata una forma di controllo che limita la libertà di espressione e di accesso all’informazione operata dal singolo. Applicare la censura verso un’opera palesemente per un pubblico maturo, significa esercitare un controllo autoritario sulla creazione e sulla diffusione di informazioni, idee ed opinioni. Un tentativo di mettere un bavaglio sulla “bocca” degli artisti e su tutti coloro che vogliono raccontare una verità che può non essere condivisa da tutti, ma non per questo meno reale.

Una situazione come quella di Simona è davvero preoccupante. Nonostante ci siano delle linee guida che informino l’utente su ciò che sia segnalabile, situazioni come questa dimostrano come possono essere aggirate e che probabilmente non ci sia effettivamente qualcuno a controllare la natura dei post condivisi, ma solo un algoritmo che dopo un tot di segnalazioni censurano il contenuto. Con questo mio articolo non voglio certo far desistere le segnalazioni nei confronti di contenuti oggettivamente non idonei (violenza su animali e persone, pedopornografia, incitamento all’odio, cyberbullismo ecc), ma ora più che mai, visto il periodo storico che stiamo vivendo fatto di intolleranza generale verso tutto ciò che è diverso, è il caso di imparare a valutare cos’è veramente inaccettabile. Internet è uno strumento potente. Cerchiamo di usarlo con saggezza.

Intanto, vi ricordo che se avete piacere di incontrare Simona e magari informarvi meglio sui suoi lavori, vi comunico che presenzierà al Torino comics 2018 il 15 e il 16 dicembre e vi metto in calce le sue piattaforme social dove potrete supportarla e seguirla.

Facebook – https://www.facebook.com/SketchAndBreakfast/

Pagina web – http://sketchandbreakfast.com/

Instagram – https://www.instagram.com/feliniaficona/

Dalla vostra Grayfox_001 è tutto e vi ricorda che per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e curiosità del mondo nerd il posto è uno solo: Nerd Attack! Alla prossima amici lettori!

S.O.S. Netflix potrebbe rimuovere Le terrificanti avventure di Sabrina?

By | NerdPensiero, Serie TV | No Comments

Amatissimo, criticato e addirittura, si vocifera, soggetto a denunce. Un prodotto che nel bene e nel male ha fatto parlare di sé sollevando un gran vespaio e, in alcuni, confusione. Non disperate amici Nerd, la vostra Grayfox_001 è qui per dissipare ogni dubbio.

Cominciamo dall’inizio: le terrificanti avventure di Sabrina non nasce come serie televisiva come molti pensano, ma come serie a fumetti, e prima ancora la nostra bionda streghetta è apparsa nel fumetto Archie’s Mad House nel 1962.

Fece solo una breve apparizione, precisamente nel numero 22, ma piacque così tanto che tornò qualche numero dopo, portandola a regolari apparizioni nella serie a fumetti Archie’s Laugh tv-out tra il 69 e l’85. In seguito ha avuto un fumetto dedicato interamente a lei:  Sabrina, The Teenage Witch dal 1971 al 1983, da cui è stata tratta successivamente le serie tv negli anni 90, quella che tutti conosciamo, ossia Sabrina Vita da Strega. Nel 2003 finisce la serie e il silenzio cadde su tutto il suo pubblico, finché, nel 2014, parte il suo reboot fumettistico Le terrificanti avventure di Sabrina, e, nel 2017, viene annunciata la nuova serie tv ispirata a quest’ultimo fumetto. E sì amici! Sabrina Spellman ha vissuto molte incarnazioni, e questa nuova serie televisiva non è che l’ultima, per il momento.

E già qui dissipiamo la prima critica che è sfociata dopo l’uscita della serie:

ma non è come il vecchio telefilm!

Esattamente, ma non è un difetto. La serie di Sabrina vita da strega era una sitcom, mentre le terrificanti avventure di Sabrina è un teen drama a tinte horror, ma non troppo (e potete credermi: sono una super fifona, ma se l’ho potuto vedere io è tutto dire XD).

Mettere a confronto questi due prodotti è assolutamente impossibile, perché il loro sistema narrativo è differente e non trovo che questo tono dark sia un approccio sbagliato: Sabrina vita da strega è stato un prodotto perfetto per gli anni ’90, rispecchiava assolutamente il tipo di intrattenimento del periodo, e riportare pari pari una storia già vista in questi tempi in cui horror, thriller horror, teen drama ecc la fanno da padroni, non avrebbe avuto lo stesso impatto nei nuovi giovani.

E per quanto riguarda noi vecchietti veterani, veramente avreste voluto rivedere la stessa identica storia? Secondo me non avrebbe avuto più la stessa presa nemmeno in noi. Per me l’esempio più chiaro è la serie tv di Batman, non quella animata, dico, quella degli anni ’60. Un po’ buffa e kitsch, con le vignette a fumetti che apparivano durante uno scontro per enfatizzare pugni e calci, e una recitazione marcata. Riuscireste davvero a vedere lo stesso prodotto, se pur con effetti video migliorati, costumi ecc, ma con quel preciso sistema narrativo? Credo proprio di no. Forse quell’aspettativa sbagliata è stata involontariamente creata dai video promozionali nei canali social di Netflix, dove si vedeva il vecchio cast che fa gli auguri al nuovo, ma già dal trailer era chiaro che si sarebbe trattato di un prodotto differente, e non capisco come alcuni abbiano potuto pensare che le terrificanti avventure di Sabrina sarebbe stata la copia speculare del vecchio telefilm, ma andiamo avanti.

Altra critica mossa: “basta questi telefilm dove associano la strega a satana! Non è vero!

Mi dispiace infrangere i cuori di tutti i ragazzi e ragazze appassionati, e soprattutto di sedicenti streghe e stregoni, ma le streghe sono da sempre associate alla figura di Satana.

La figura della strega nasce nel folklore popolare medievale,  solitamente con un’accezione negativa: strega era chi praticava stregoneria, ossia una forma di magia derivante dal diavolo. Si riteneva che usassero i loro poteri per nuocere ai “bravi cristiani”, e in generale, contro la comunità, solitamente agricola, nella quale venivano identificate. Tratto comune a tutte le streghe era prendere parte a dei raduni periodici chiamati sabba in cui adoravano il Demonio con pratiche magiche, orge diaboliche e riti blasfemi.

Attenzione eh. Sappiamo anche che era abbastanza facile ricevere una accusa di stregoneria, bastava una stranezza o commettere un torto a qualcuno, e col diffondersi delle dicerie, causare di conseguenza le famose cacce alle streghe, che hanno causato la morte di molti innocenti. Fanatismo ed ignoranza, si sa, portano sempre a bei risultati.

Sabrina è interessante proprio perché, specialmente in uno degli episodi, dimostra proprio che la fede cieca non è un bene, che porsi delle domande e non accontentarsi di risposte insufficienti non è sbagliato, ed i dogmi non sono una vera risposta. Per tutta la serie Sabrina scuote le coscienze, anche a personaggi fortemente radicati ed indottrinati nella cultura occulta, come ad esempio la zia Zelda o Prudence, una delle sorelle sinistre. Ad un certo punto, cominciano, guidati da Sabrina che è un po’ l’incarnazione dello spettatore che come lei scopre queste pratiche per la prima volta e le mette in dubbio, a porsi delle domande su quanto gli usi e costumi del mondo magico fossero giusti. La religione satanica presente nella serie ci viene dichiarata come “del libero arbitrio”, rivelandosi invece fortemente dogmatica e patriarcale, e in cui, come nel mondo reale, l’interesse dei pochi e potenti prevale sul buonsenso. Almeno, i “satanisti” del nostro mondo sembrano pensarla diversamente… pare.

Ed eccoci giunti all’argomento caldo, quello che sta allarmando tutti gli appassionati:

ma veramente Netflix rimuoverà Sabrina a causa delle denunce da parte della chiesa Satanista?”

Momento, momento, momento, momento, momento. Keep calm e fate un bel respiro. La notizia girava in alcuni blog inglesi con toni allarmistici e a tratti confusi, e solo recentemente è giunta sui blog italiani. Precisamente tale allarme è stato lanciato dalla twentytwowords.com che scrive nella sua testata “The Chilling Adventures of Sabrina’ May Be Removed From Netflix” scatenando il panico. La notizia sarebbe stata che dei satanisti avrebbero denunciato Netflix per cifre da capogiro per aver usato una copia della loro statua all’interno del telefilm, mettendoli “in cattiva luce”.

Facciamo chiarezza: The Satanic Temple non è intanto una vera religione, e, alla pari dei Pastafariani, si tratta di un gruppo di lotta per i diritti sociali e umanitari che usano il satanismo come vessillo di ribellione contro l’autorità costituita, e spesso si sono lanciati in provocazioni e trollaggi di varia natura. Tra i più eclatanti appunto una raccolta fondi per la creazione di una statua di Baphomet da fare inserire al Campidoglio, in seguito della richiesta di un gruppo cristiano di fare inserire una statua cristiana nella sede del potere americano: Sostenendo la separazione dello stato dalla religione, si sono opposti con forza, e ora la statua da loro commissionata attende nella loro sede principale. E proprio quella statua sembrerebbe essere stata copiata in Sabrina, in cui invece rappresenta una religione “cattiva e patriarcale”, l’esatto opposto di ciò per cui The Satanic Temple si batte. E da qui la denuncia.

(Al contrario, The Church of Satan, che sono davvero satanisti, se la ride e se ne frega).

Da questa denuncia, probabilmente fatta soprattutto per far parlare del Satanic Temple, sarebbe partita l’ipotesi di una rimozione della serie dalla piattaforma streaming, ma al momento non ci sono ulteriori notizie o comunicati al riguardo. Anzi, Netflix ha da poco annunciato la seconda serie di The chilling adventures of Sabrina, e a metà dicembre verrà trasmesso uno speciale di natale.

Dalla vostra Grayfox_001 è tutto e vi ricorda che per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e curiosità del mondo nerd il posto è uno solo: Nerd Attack! Alla prossima amici lettori!

Stan Lee, lo zio di tutti che ci lascia senza eroi

By | NerdPensiero | No Comments

Hello True Belivers!

Per chi come me è cresciuto leggendo i Fumetti Marvel, riconoscerà sicuramente questa frase: il tipico saluto di Stan “the Man” Lee, uno dei fondatori e per tantissimi anni la faccia della Marvel Comics.

Come me, milioni di persone hanno appreso la notizia dell’improvvisa morte di Stan lo scorso Lunedì 12 novembre 2018, e come me molti sono rimasti colpiti da uno shock improvviso.

Perché Stan Lee, non era solo questa figura quasi mitologica, Stan Lee, o meglio per come lo chiamiamo noi fan affettuosamente Stan, era molto di più di un semplice creatore di fumetti.

Stan ha di fatto ideato la Marvel Comics, inventando l’80% degli eroi classici Marvel come I Fantastici 4, Spider Man, Iron Man, Hulk, Daredevil, gli X Men, dr Stange, Silver Surfer, Black Panther, Capitan America, Ant Man e tantissimi altri.

Ma ha anche reso celebre il Marvel Style: tecnica di creazione dei fumetti in cui lo sceneggiatore crea la base della storia, il disegnatore crea le tavole, e relative vignette singole, a suo gusto e fantasia personale per poi permettere allo sceneggiatore di completare l’opera creando i dialoghi direttamente sui disegni. E soprattutto ha gettato le basi per quello che all’epoca fu una rivoluzione nel mondo dei fumetti.

Il merito di Stan Lee fu proprio di creare eroi che, diversamente a quello che il resto del mercato offriva erano molto più profondi e complessi. Eroi che erano anche uomini, con problemi reali a cui tutti si potevano immedesimare o che tutti avevano vissuto.

Il ragazzino orfano, il milionario playboy alcolizzato, il vigilante cieco, il professore che se si arrabbia devasta ogni cosa. Ogni eroe Marvel ha almeno un problema, una falla, un vizio che li rende più reali, più credibili, più accessibili, più umani. Stan “the Man” Lee è stato capace di tradurre lo stato d’animo di una generazione nascente nelle pagine di carta di semplici fumetti.

Fumetti che hanno aiutato nel corso degli ultimi 45 anni ad insegnare ad adulti e bambini certi importanti valori che oggi diamo per scontati, ma che nei primi anni 60 erano motivo di agguerritissime lotte: rispetto, uguaglianza, solidarietà, moralità, la differenza tra il giusto e lo sbagliato.

Ma Soprattutto lui era Stan Lee, lo zio che tutti avremmo voluto avere, il vicino di casa pazzerello che ti racconta delle storie assurde che per quanto sembrano impossibili e surreali, ti divertono tantissimo.

Certo Stan non era uno stinco di santo, qualche bugia (qualche centinaio) le ha dette, quelle due o tre carognate (almeno lavorativamente parlando) le ha fatte, qualche stupidissimo errore (anche grave) lo ha commesso. Ma proprio come le sue creazioni Stan Era un Uomo, era L’Uomo.

Grazie alle sue creazioni noi fan abbiamo sognato, abbiamo sperato che un ragno radioattivo ci mordesse, o che i raggi cosmici ci donassero incredibili poteri, e stiamo ancora aspettando. Ma Stan era un uomo e in quanto tale poteva ed ha sbagliato. Ma visto che ci ha lasciato vogliamo ricordare il bene che ha fatto, che sicuramente, fantasticamente sorpassa infinitesimamente i suoi errori.

Se questo fosse un fumetto sapremmo tutti che è solo una questione di tempo prima che lui possa tornare in vita, o magari adesso Stan si trova sulla Luna con Uatu l’osservatore a guardarci dall’alto inventando nuovi supereroi. O forse si è riunito al suo vecchio collega Steve Ditko, anche lui scomparso pochi mesi fa, ed insieme a Spider Man stanno volteggiando per i grattaceli della loro New York, e se chiudo gli occhi me lo posso immaginare volteggiare tra i grattacieli gridando… “Excelsior!”

Modena nerd: la fiera “retrò” che guarda avanti

By | Eventi, NerdPensiero | No Comments

Ciao tutti amici di Nerd Attack! Eccoci ritrovati ad una nuova recensione. Stavolta parleremo del Modena nerd 2018! È appena terminata la terza edizione e molte sono state le sorprese. Con un traguardo di ventunmila visitatori ha offerto la possibilità di fare diverse esperienze, ed è tra le poche fiere che rispecchiano il nome che portano.

Ma facciamo un passo indietro e cominciamo dall’inizio di questa avventura.

Il Modena Nerd si è svolto il 15 e 16 settembre 2018 al polo fieristico di Modena, e tutti i contenuti offerti al pubblico sono assolutamente a tema, toccando gli interessi più svariati del nerd grande e piccino!

Il padiglione A, il più grande di tutti, si trova alla sinistra del grande corridoio centrale, ed è dedicato alla zona mercato e al fumetto, oltre a contenere una area palco.

Come zona di mercato non era così comune come poteva apparire: la varietà commerciale dei suoi standisti era abbastanza variegata e ben distribuita, oltre le classiche fumetterie con i merchandise classici ormai immancabili in qualunque fiera, e diversi stand gastronomici. Particolare la presenza di alcuni stand  con la possibilità di acquistare console e videogiochi retro game ormai sempre più popolari e sempre più difficili da reperire, bramati dai nostalgici desiderosi di rivivere le avventure del passato. Difatti proprio in questi le persone si accalcavano alla ricerca dell’occasione (me compresa, lo ammetto) sperando nel colpo di fortuna. In un caso era possibile fare scambi o rivendere il proprio usato, cosa poco comune in fiera. C’erano anche diversi stand di fumetterie dedicati interamente alla vendita di serie concluse (sia orientali che occidentali), ricolme di occasioni da non farsi scappare per i veri collezionisti.

E’ stato dato modo di intrattenersi con artisti più e meno noti, tutti sicuramente amati dal proprio pubblico. Nell’area Artist Alley è stato possibile incontrare grandi autori del panorama del fumetto italiano come Mirka Andolfo (ControNatura, Sacro e Profano, ecc), Marco Bucci e Jacopo Camagni (Nomen Omen, Memento Mori), Samuel Spano (Nine Stones), Gigi Cavenago (Dylan Dog) e molti altri ancora, anche di fama internazionale, ma, non me ne vogliano, davvero troppi per citarli tutti in questa sede. Nell’area Autoproduzioni abbiamo amabilmente chiacchierato con Marco “Tarma” Tarquini (Non aprite quel pacco), di cui stimo molto il lavoro ma ve ne parlerò in futuro, presente con altre stelle emergenti come Fraffrog e Cartoni Morti. Insomma, come potete facilmente intuire ce n’è per tutti i gusti.

L’area palco del padiglione A è stata vetrina per intrattenimento di varia natura: concerti, esibizioni di doppiaggio sia tradizionale che cantato con la partecipazione di Alberto Pagnotta, giochi e curiosità di vario tipo. Un esempio è stato il gioco dei “cliché del cinema” commentato e moderato da Violetta Rocks e Adrian Fartade di Link4Universe. Interagire tramite il gioco con il pubblico ha fatto sì che si creasse un ambiente di dibattito rilassato e amichevole, rendendo tutto il contesto molto giocoso. Riuscire a fare tutto questo in un’area con tanto frastuono e un notevole via vai di gente non è facile impresa. In molti si sono fermati ad assistere con interesse e diversi hanno interagito con domande e commenti. Insomma ragazzi, per farla breve, tanti pollici in su per questi talentuosissimi ragazzi che, nonostante la giovane età, ne sanno davvero a pacchi. E il settore dedicato ai Lego? Sì, cari amici nerd: una cospicua fetta del gigantesco padiglione era occupata da tavoli con sopra una miriade di mattoncini Lego nella zona adiacente al palco, con enormi diorami realizzati per l’occasione, a tema Star Wars, attacco al castello, e persino la casa di Dylan Dog, opere davvero mozzafiato, senza contare la possibilità di cimentarsi in loco per grandi e piccini con una grande quantità di mattoncini. Ho provato enorme invidia per la bellezza di queste opere: io al massimo riuscivo a fare il classico muretto triste di mattoncini senza senso alcuno…sigh! Per concludere con questo padiglione, da segnalare la presenza di uno stand di tatuatori “Baker Street Tattoo”, che offriva la possibilità di tatuarsi proprio lì, nel corso della fiera. Devo dire di essere rimasta inizialmente interdetta, ma a ben pensarci, la possibilità di farsi fare un tatuaggio a tema nerd in fiera è una figata pazzesca.

Il padiglione C, che si trova all’estremità del padiglione A a cui è collegato da un corridoio che è stato allestito a “scuola di spada laser”, è stato adibito come area spettacoli.

Dotato di una zona palco con megaschermo dove si sono tenuti i concerti dei Gem Boy e Cristina D’Avena, ma anche argomenti di discussione, curiosità sul mondo nerd e “incontri” con i beniamini del mondo tubico e non solo. Infatti il padiglione, a parte il palco ed una zona transennata per gli incontri con gli Youtuber (come ad esempio Player Inside, ormai ospiti fissi della manifestazione), era tristemente vuoto, ed utilizzato dai visitatori per riposarsi quando non si svolgevano attività “degne di nota”. Personalmente, mi è dispiaciuto un poco non soffermarmici di più in questa come altre aree tipo conferenze o i vari workshop: il programma era vasto, ed ho dovuto operare delle scelte, a malincuore, perchè molti argomenti erano estremamente interessanti, ma non potevo essere ovunque. Tuttavia, basta osservare il programma per rendersi conto della validità degli argomenti proposti al pubblico, super attuali e molto vicini a noi tutti, che mostrano anche con occhio clinico l’applicabilità nel mondo lavorativo.

Il padiglione B, invece, si trova alla destra del grande corridoio d’ingresso, ed è stato completamente dedicato al mondo dei giochi, sia da tavolo che, soprattutto, a tutto il panorama videoludico, dalle console ai cabinati, con ampio spazio per le competizioni videoludiche.

Infatti, oltre alla presenza di un imponente ring per scontri 1 vs 1 su vari titoli come Tekken, Street Fighter ed Hearthstone, era possibile partecipare ad una miriade di tornei a squadre ed in singolo di diversi esports, ma anche provare nuove strumentazioni di realtà virtuale e simulatori di car racing sia in VR che con postazione a veicolo. Ampio spazio è stato dedicato anche al retrogaming, con mini cabinati da tavolo.

Nonostante l’atmosfera potesse sembrare competitiva per l’alto numero di tornei, si poteva respirare un’aria oserei dire familiare, nel senso, c’erano proprio tante famiglie con i propri figli piccoli, e si poteva assistere a scene del tipo la madre che insegna al figlio a giocare a Tetris, o coppie di fidanzati, con lui che insegnava a lei (e in qualche caso viceversa) a giocare a videogiochi moderni e non. Insomma, il Modena Nerd ha portato la prova tangibile che i videogiochi possono portare amore, unione ed intrattenimento positivo nella vita delle persone, al contrario di quanto spesso viene strillato nei titoli dei giornali.

C’era anche un secondo ring, quello che meno ti aspetteresti ad un comicon, e la cui presenza ha suscitato in me non poche preoccupazioni, lo ammetto, perchè temevo fosse troppo lontano dal contesto in cui si trovava, o si rivelasse una baracconata: parlo del ring da wrestling, che occupava la parte centrale del padiglione B. I miei timori sono svaniti assistendo ad una delle esibizioni che si sono svolte su quel ring, richiamando lo spirito nostalgico che mi ha portato alla mente quei giorni in cui seguivo i match della WWE in tv da ragazzina. I wrestler si sono esibiti fomentando positivamente l’attenzione del pubblico, me compresa, con tanti intorno a me che commentavano con nostalgia e cori di incoraggiamento. E’ stato davvero un bel momento.

Immancabile, ovviamente, la gara cosplay, anche qui doppia: una il sabato non competitiva, l’altra la domenica invece competitiva con selezione CNC, gestita sempre dall’ente Epicos, ma stavolta presentata da Andrea Rotolo e Luca Gismondi, che hanno fatto le veci dei cari Luca Panzieri e Chiara Madonia, impegnati al Palermo Comicon, come vi avranno informati i miei capi Nerd Attack. Anche qui abbiamo avuto la presenza di una folta giuria per la gara CNC, 7 membri stavolta, composta da Niccolò Bacci, Alessia Mainardi, Isabella Bianchi, Giovanni Sighinolfi, Evaristo Pala, Silvia Minella, e, sorpresa sorpresa, io! (zan zan!)

Come sempre Epicos ha gestito con zelo e cura la gara, che ha avuto un alto numero di partecipanti alla prima esperienza sul palco, che in considerazione di ciò meritano tante lodi.  Ciononostante, si sono distinti Giada Lenzi come vincitrice assoluta del Modena Nerd 2018, e Denise Capanna al secondo posto.

Permettetemi una piccola parentesi personale del dietro le quinte, senza scendere troppo nel dettaglio. Non è stata la mia prima volta come giurata in una gara cosplay, ma è stata la prima in un contesto così grande. Nonostante l’alto numero di giudici presenti, che parrebbe stia diventando una prassi, è stato bello confrontarsi nel rispetto reciproco con persone altamente competenti ognuno nei propri settori e magari con priorità diverse nei parametri di giudizio, arrivando comunque ad una valutazione finale unanime e condivisa, cosa che pensavo impossibile mettendo così tante teste insieme. Fare il giudice è un compito ingrato a volte perchè si vorrebbero assegnare spesso più premi di quelli a disposizione, vedendo l’impegno e la passione di quanti calcano il palco, ma  trattandosi di una gara, è giusto che vengano compiute scelte e premiati i migliori. Ugualmente, sono felice di aver preso parte a questa esperienza insieme agli altri giurati, che si sono dimostrati carini, simpatici e alla mano. Perciò, cari amici cosplayer, non scoraggiatevi se quel giorno non tocca a voi il premio, sentitevi piuttosto spronati a fare meglio alla prossima gara, siete tutti dei supereroi!

In conclusione, dopo una attenta riflessione, un occhio sempre vigile e attento, ed una partecipazione diretta all’interno dell’evento stesso, posso asserire con sicurezza che il Modena Nerd ha grandi prospettive di sviluppo, poiché, ad una terza edizione con una crescita costante di affluenza, ma anche dei contenuti ben strutturati, ha dato prova di avere alle spalle un team ben organizzato e molto preparato.

Di negativo, ahimè, a parte lo stand di rosticceria siciliana (non me ne volete, ma da siciliana D.O.C., è un NO, NO, ASSOLUTAMENTE NO), c’è solo la collocazione geografica del polo fieristico, parecchio decentrato e non semplice da raggiungere se non si è automuniti, ma purtroppo c’è poco da fare al riguardo e assolutamente non responsabilità degli organizzatori.

Dall’altro lato, se dovessi esprimere un desiderio per il futuro, ribadendo che alla fine il wrestling l’ho apprezzato, beh, la perfezione assoluta sarebbe stata la presenza di una battaglia tra robot: sarei andata in estasi pura.

Il mio voto finale per questo Modena Nerd 2018 è di 4 occhialini nerd.

Dalla vostra Grayfox_001 è tutto e vi ricorda che per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e curiosità del mondo nerd il posto è uno solo: Nerd Attack! Alla prossima amici lettori!

Link Modena Nerd:

Facebook- https://www.facebook.com/modenanerd/

Sito ufficiale – https://www.modenanerd.it/

 

 

Si può giudicare un libro dalla copertina? L’amore al tempo di Tinder

By | NerdPensiero | No Comments

Sfortunato al gioco, fortunato in amore. Chi non ha mai sentito questa frase?
Usata spesso come rifugio dopo aver perso, solitamente i soldi delle partite a carte natalizie, è comunque radicata l’idea che per qualche strano scherzo karmico l’amore e il gioco abbiano delle proprietà inversamente proporzionali.

Ma che succede se le due cose vengono unite? Già, perché in questo nuovo millennio le “regole del gioco” stanno cambiando, e trovare la propria compagna o compagno, sia per la vita o per alcune ore, sta diventando facile o difficile come far scorrere un dito da destra verso sinistra o viceversa. Ma è davvero così facile? Si riesce davvero a cogliere il famigerato attimo fuggente da un azione così semplice come far scorrere il dito verso destra o sinistra? Per questo motivo ho fatto un esperimento sociale.

Ho creato un account Tinder e ho giocato il gioco. Per chi non lo conoscesse Tinder è un app che permette alle persone single di entrare in contatto e creare nuove relazioni o amicizie. Il concetto di base è molto semplice: si crea l’account, inserisci le tue foto, alcuni dati personali (quasi tutti facoltativi) e sei pronto!

A questo punto inizia la parte centrale di questa app lo “swipe”. Tinder ti presenta l’account di un altro utente, in base alle tue preferenze personali, nel mio caso donne, e in quell’istante l’utilizzatore ha il potere assoluto nel dito, si perché dallo swipe dipende molto, anzi tutto. Se si fa scorrere il dito verso sinistra si esclude la persona dall’altro capo della rete, si dice apertamente “a me questa persona non piace” se invece si fa scorrere il dito verso destra le intenzioni sono chiare “io questa me la farei”. 

Si perché Tinder nella stragrande maggioranza dei casi viene utilizzata per trovare compagne pressoché temporanee. Se anche le donne da me swipate a destra, ricambiano con lo stesso gesto, allora scatta la “compatibilità” e si può iniziare a chattare. Ma è davvero così?

L’esperimento da me condotto aveva poche semplici regole, una settimana sarei stato io, una settimana avrei usato la foto di un’altra persona. Avrei dovuto fare swipe destra con tutti i profili, anche quelli delle donne che a me non piacevano, e avrei parlato con tutte le compatibilità.

Dopo aver creato il mio profilo ho iniziato a fare swipe destra, come da idea iniziale con tutti i profili (100 ogni 12 ore, cioè l’opzione prevista dal piano gratuito di Tinder). Ho ripetuto l’operazione due volte al giorno per 7 giorni, ottenendo solo una compatibilità.

Devo essere onesto nel dire che il responso mi aveva lasciato abbastanza deluso, non credo di essere un adone ma neanche di essere il mostro della laguna nera, comunque l’esperimento sociale sarebbe dovuto continuare.

Il finto profilo doveva ovviamente avere un volto che non era il mio. A tal proposito ho utilizzato l’aspetto di un modello spagnolo Jon Kortajarena, prendendo le foto dal suo profilo Instagram. Onestamente non ero preparato a quello che sarebbe successo. Marco, questo il nome che ho scelto per il profilo, che per inciso è il mio primo nome, ha ottenuto più di 45 compatibilità nell’arco di 21 ore. Una valanga di compatibilità con cui ho parlato, in alcuni casi anche flirtando. Alla 22esima ora ho deciso di sospendere l’esperimento, poiché ho ritenuto abbastanza confermata l’idea iniziale.

Il risultato di questo esperimento sociale dimostra, secondo un punto di vista personale, e in parte oggettivo, come la tecnologia sia in grado di avvicinare le persone, togliendo però l’equazione umana. Quanti di noi hanno ricevuto il consiglio “sii te stesso”? Immagino tutti, ma in un mondo dove basta una foto per giudicare essere se stessi non basta. Perché non tutti siamo modelli, eppure sono quelli i soggetti a cui ci ispiriamo, a cui aspiriamo essere o conquistare.

E come può una persona normale, vivere in un mondo dove basta un dito e nascondersi dietro uno schermo?

Si perché sorprendentemente molte delle donne da me incontrate su Tinder cercavano una relazione, se non “La Relazione”, quella della vita. Cosa a mio parere ridicola. Come si può cercare qualcosa di così profondo ed importante in un luogo così facile e veloce? Sarebbe come andare a cercare da McDonald’s e aspettarsi di trovare la lasagna che faceva la nonna, che ti ricordi quanto sia importante la famiglia.

Non dico che l’occhio non voglia la sua parte: sarei ipocrita a dire il contrario ma ci sono tempi e luoghi in cui farlo. E non parlo solo dal mio punto di vista ma anche per conto di tutti gli uomini e donne che vengono swipati a sinistra.

Quanto deve essere mortificante e deleterio essere rifiutati solo per essere se stessi? Di certo non possiamo cambiare il mondo e come esso funziona, ma non sarebbe bello, quantomeno aiutarlo a migliorare.

Quindi ben vengano i bar, le feste e gli incontri, gli scontri sotto la pioggia come Mirko e Licia, in cui non è solo l’aspetto a fare la differenza, ma sono i modi di fare, la personalità, la simpatia e i valori.

Del resto un vecchio detto non recitava che “non si può giudicare un libro dalla sua copertina”?

Festa dell’Unicorno: molto più di un semplice comicon

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Cari amici lettori, è con grande gioia che scrivo questa recensione e l’emozione scorre ancora in me per questa edizione appena passata. Non mentirò signori miei: non è la prima edizione a cui partecipo.

Era l’ormai lontano 2015 quando misi piede per la prima volta a Vinci, cittadina toscana già nota per essere la città natale del mitico Leonardo Da Vinci. No amici nerd, non il “Lionardu” interpretato da Tom Riley, nè quello rappresentato in Assassin Creeed nella saga di Ezio Auditore, ma proprio quel Leonardo. Quel bel simpaticone che già nel 1400 inoltrato ha cominciato a studiare e immaginare i primi sistemi di volo meccanici, così, giusto per citare una delle tante strabilianti invenzioni che hanno intercorso nella sua carriera e per cui si è reso oltremodo famoso in tutto il mondo, ma andiamo avanti.

Nonostante sia già un’habituè della festa, come sempre e solo per voi, il mio occhio è stato vigile e imparziale tutto il tempo. Vinci è un paesino collinare di circa 14.000 abitanti che ha mantenuto un aspetto decisamente medievale che si rende perfetta cornice per questo festival a tema fantasy.

Già ricca di attrazioni culturali, si arricchisce ulteriormente di meraviglie nei giorni della Festa, con un mercato tematico, artigianato di nicchia, e innumerevoli attività. E sì signori miei: se immaginate un capannone o un campo adibito a comicon come spesso accade, potete decisamente allargare i vostri orizzonti, perché tutta la cittadina di Vinci collabora e sostiene questa ormai nota e amata manifestazione e che vanta un programma di 400 spettacoli in 9 spazi tematici.

Descrivere ogni attività sarebbe impossibile per iscritto, e non farebbe comprendere il fascino di viverla in prima persona (cosa che vi invito assolutamente a fare il prossimo anno), ma ve ne citerò alcune per farvi comprendere il tenore dell’evento: se siete dei fan del Signore degli anelli, la casa di Bilbo Baggins è il posto che fa per voi. Ogni anno, infatti, è possibile festeggiare tutti insieme il suo compleanno con danze, giocoleria, spettacoli e molto altro ancora.

Se invece possedete uno spirito romantico, avrete l’opportunità di assistere ad un matrimonio elfico in un’atmosfera ricca di epicità e tradizione ben nota a tutti noi appassionati del genere. Se invece possedete un lato oscuro,la marcia dei mostri potrà suscitare in voi un’emozione da brividi con l’interpretazione e l’imponenza della sfilata notturna che si tiene lungo il perimetro delle mura fin su in cima dove è possibile vedere un panorama mozzafiato della città con tutte le sue luci e meraviglie.

E che dire dei suoi ospiti? La Festa dell’Unicorno può vantare una lista di nominativi non da ridere in questa edizione 2018. Dai doppiatori (Christian Iansate, Davide Pierino, Marco Mete), agli artisti musicali (nomi noti come Cristina D’Avena e i Gem Boys, gli Epica, i Modena City Ramblers, e artisti emergenti come Trovadores de Romagna, Chocobo band, Honey Hime, La famosa squadra g, e Rondeau de Fauvel), fino ad arrivare all’ospite Internazionale Sean Astin che ha sia tenuto un panel (con formule a pagamento) in privato per i suoi fan, che un
pubblico incontro sul palco dove ha risposto a tutte le curiosità postate via instagram.

E’ stato davvero bello e toccante partecipare, anche perché ha dimostrato una grande sensibilità e profondità toccando argomenti di un certo spessore politico (cosa che non ti aspetti ad un comicon) e ha concluso l’incontro chiedendo al pubblico, come ha fatto in precedenza in altri stati in cui si è trovato ospite, di cantare l’inno italiano. Davvero un bel momento.

Forse iniziate a farvi un’idea che il problema principale della Festa dell’Unicorno (oltre al caldo) sia, come visitatori, la mancanza del dono dell’ubiquità. E ne avrete voglia, fidatevi.

Le mie dita sono già stanche nel cercare di raccontarvi tutto, ma andremo avanti, che ancora non è finita. Cosa rende questa Festa diversa da qualunque altra? E intendo, oltre gli spettacoli itineranti, la musica, la sangria, gli ospiti, gli odori, l’atmosfera, Feudalesimo e Libertà, i corni potori da portare al fianco, l’ippocrasso, la porchetta, le installazioni grv, i materiali per i costumi, il lago delle sirene, i giochi dei pirati, i falconieri, l’idromele, i cavalieri in armatura, gli scontri di spade laser, i gundam, le statue, gli unicorni, le escape room, gli altri unicorni…. AAAH scusate, prendo “fiato”. Ma ovviamente, i cosplayer!

La Festa dell’Unicorno è la patria degli Original Cosplay. Tutti possono dare spazio alla propria creatività e mostrare il proprio personaggio senza pregiudizi, e si respira un’aria solidale come difficilmente ho visto altrove, persino durante le due competizioni cosplay, gestite dall’associazione Epicos che anche in questa manifestazione si è distinta per sensibilità ed affidabilità, sempre pronti per le necessità dei partecipanti.

A presentare le gare (sì, al plurale, una il sabato, più rilassata, e l’altra la domenica con la selezione CNC) troviamo Chiara Madonia e l’inossidabile Luca Panzieri, che nonostante la calura e le ascelle commosse, hanno condotto con professionalità e brio senza mai perdere un colpo e tenendo alta l’attenzione del pubblico.

Mi ha enormemente stupito piuttosto trovarmi di fronte alla più numerosa giuria mai vista in vita mia, 8 giurati al sabato e NOVE la domenica: signori, parlo per esperienza diretta avendo gareggiato la domenica, e trovarsi di fronte ad un tavolo così, mette in soggezione. Non so se definirla meglio “commissione d’esami di stato” o “plotone d’esecuzione”!

Ma, nonostante fossero davvero tanti, sono stati sempre gentili e carini nei confronti dei partecipanti. Parte della giuria erano i 3 testimonial ufficiali della Festa dell’Unicorno Tarin Cosplay e Celaena Cosplay (orgoglio siciliano!), e A.Bra Cosplay, che ci hanno tenuto compagnia per tutta la festa dalle loro gigantografie; insieme a loro i 2 ospiti cosplayer internazionali, Jannet Incosplay e Dan Ballestero, e inoltre Ayilin Cosplay, Gaia Giselle, Crystal Emiliani e Enrico Sequi.

Il tenore delle gare è stato alto, specialmente quello della domenica (il commento sentito più spesso è stato “manco fossimo alla finale di Lucca”), ma all’insegna del divertimento e della sana competizione. La Festa si è conclusa con uno spettacolo di fuochi d’artificio a tarda notte per salutare tutti gli ospiti, lasciandomi senza fiato.

Tirando le somme, posso urlare a gran voce a tutti voi lettori, cercate essere presenti alla prossima edizione, perchè fidatevi, non sono riuscita a dire tutto, e dove le parole non arrivano può solo l’esperienza. Il mio voto finale per la Festa dell’Unicorno 2018 è di 5 occhialini nerd con lode.

Dalla vostra Grayfox_001 è tutto e vi ricorda che per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e curiosità del mondo nerd il posto è uno solo: Nerd Attack! Alla prossima amici lettori!

Festa dell’unicorno sito ufficiale – https://www.festaunicorno.com/it/
Facebook – https://www.facebook.com/festaunicornofan/
Instagram – https://www.instagram.com/festadellunicorno/

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Romics 2018 tra alti e bassi: la nostra recensione

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Il Romics si è presentato con una buona distribuzione degli stand in aree tematiche in base al padiglione in cui erano collocati, ed una gradevole cordialità da parte degli standisti in generale. Il percorso tra un padiglione e l’altro era dedicato alle aree ristoro, con ampia libertà di scelta visti i moltissimi stand gastronomici, mentre altri erano presenti all’interno dei padiglioni stessi. Una caratteristica particolare è la “passerella”, ovvero un percorso sopraelevato che unisce tutti i padiglioni tra loro, che, nel corso dell’evento, è diventato punto di ritrovo e di sfilata di cosplayers.

Il padiglione delle esposizioni contava una mostra di tavole di Tsukasa Hojo e Massimo Rotundo, che sono stati ospiti di punta della convention insieme all’attore Martin Freeman. Purtroppo non ho avuto modo di vedere nessuno dei tre.
Numerose le proiezioni, sia di trailer che di episodi interi di anime (ad esempio quelli di Hojo, o di vari titoli importati dalla Dynit – Hurricane Polymar, Fate/Stay night, ecc ecc).
Notevole la presenza di stand di nuove e vecchie realtà editoriali, sia nell’ambito dei libri che dei fumetti.
Poca varietà invece dal punto di vista dei negozi presenti che vendevano articoli spesso ridondanti e di facile reperibilità. Purtroppo o per fortuna, ormai è la prassi.

Non c’era una “Artist Alley” e cercare i vari autori e fumettisti tra gli stand, sebbene quasi obbligasse a fruire dell’intera fiera, è stato abbastanza faticoso e difficile.
Passando alle note dolenti, invece, abbiamo notato come la passerella di cui sopra sia stata sede di diversi gruppi di fruitori della fiera, diciamo, di stampo “poco nerd”, con gruppetti di ragazzini che si aggiravano a petto nudo con la scritta “free tutto” addosso, rapper che intonavano le proprie canzoni contro le ragazze che incontravano, eccetera eccetera. Abbiamo saputo anche di una rissa, o comunque un incidente, tra “fotografi” poco garbati. Insomma, ‘a fiera de’ coatti dal punto di vista del pubblico.

Riguardo l’organizzazione, abbiamo saputo di problemi con l’incontro con Martin Freeman ma, non avendone preso parte, non me la sento di approfondire la cosa.
Invece, vorrei parlare dei problemi “tecnici” che sono sorti in regia nel corso della più lunga gara cosplay a cui abbia assistito in vita mia.

Intanto, ogni esibizione cosplay era intervallata dalla sfilata ed esibizione di un’altra competizione, quella per body painters, ed entrambe le competizioni avevano un discreto numero di partecipanti.
La regia ha più volte confuso, smarrito, mandato male le tracce audio dei partecipanti, a volte costringendoli a tornare sul palco dopo per ricominciare, e anche in quei casi, non dando quasi il tempo di arrivare in posizione.
Questi problemi sono sorti inizialmente: il pubblico, infatti, non ha protestato più di tanto dato che è “il bello della diretta”, ma il ripetersi sistematico dei problemi ci ha lasciato di stucco.
Purtroppo, la gara cosplay si è chiusa con contestazioni sotto palco da parte dei parenti di alcuni partecipanti, non siamo riusciti a vedere come sia andata a finire, poiché la cosa si è protratta per le lunghe, ma indubbiamente è stato qualcosa che ha lasciato un segno e non in positivo.

Facendo un riepilogo generale sulla manifestazione, il mio voto finale è 2 occhialini nerd e mezzo.

 

Quando i palloncini galleggiano: la recensione di IT dei Nerd Attack

By | Film, NerdPensiero | No Comments

L’adattamento cinematografico di Andrés Muschietti del romanzo di Stephen King, It, è sorprendentemente vicino all’adattamento di Rob Reiner del 1986 di un altro romanzo di Stephen King: Stand By Me. In entrambi i film, un gruppo di ragazzi preadolescenti corre intorno alla periferia di una piccola città, legandosi durante le lunghe giornate estive e notturne. In entrambi i film, uno di quei bambini ha un terribile padre abusivo; un altro ha perso di recente un fratello, e i genitori scioccati dalla perdita hanno per lo più perso il rapporto con i figli e soprattutto con la realtà. I protagonisti bambini sia in Stand By Me che in It sono emarginati, in gran parte ignorati e costretti a trovare conforto l’uno nell’altra. Sono tutti cacciati da un gruppetto di feroci e pericolosi bulli – bambini più grandi che sono annoiati con la loro città sonnolenta e vittima di altre persone (esempio padri violenti). Entrambi i gruppi di ragazzi partono per cercare un cadavere e, lungo la strada, diventano l’appoggio emotivo l’uno dell’altro, con tutta l’intensità e la semplicità idealizzate che Stephen King mette sempre nei suoi racconti legati all’infanzia. In entrambi i film sono racconti sugli ultimi giorni di innocenza prima che la realizzazione e le responsabilità dello “essere adulti” li travolga. Ma solo in uno di questi film vede i ragazzi affrontano un clown killer muta-forma.

Il film fa alcune comprensibili cambiamenti alla storia originale, in primo luogo, divide la storia in maniera netta tra la parte giovanile e adulta, relegando al capito uno, cioè questa pellicola, esclusivamente al racconto dei ragazzi e al loro primo incontro con IT, preannunciando dunque il capitolo due, in cui i ragazzi ormai adulti dovranno affrontare per la seconda volta il malefico Clown.
Altra modifica è il periodo, anziché ambientare la storia alla fine degli anni sessanta, la storia si svolge negli anni 80, scelta che indica la volontà di far occhiolino a due specifiche categorie di spettatori: i “giovani d’oggi” e gli adulti che sono cresciuti guardando la versione televisiva di IT degli anni 90, scelta che tutto sommato non dispiace.

Alcune delle libertà registiche che il film si prende sono la totale assenza dei rituali indiani magici, con cui i ragazzi scoprono chi è realmente IT e da dove proviene, e, anche questa comprensibilissima, l’assenza scena sessuale tra i ragazzini stessi. Per il resto IT è un film che rispecchia in maniera più che accettabile il racconto di King. Ma inevitabilmente, ridurre la storia dei ragazzi in un film di 135 minuti comporta un taglio di un sacco di tempo di carattere individuale, fino al punto in cui molti dei Losers si fondono insieme. Alcune brutte e confuse modifiche suggeriscono una versione più lunga della storia in cui i protagonisti più trascurati hanno più tempo sullo schermo, ma così com’è, l’intera caratterizzazione di Stan è “un ragazzo ebreo con bar mitzvah che si avvicina”, e Mike è “un ragazzo nero che vive in un azienda agricola.”

La prima morte del film si verifica nella sequenza di apertura, come un clown terribile che si chiama Pennywise (Bill Skarsgård) attrae un ragazzino chiamato Georgie Denbrough in una trappola mortale. Mesi dopo, il fratello di Georgie Bill (Jaeden Lieberher, da St. Vincent e Midnight Special) è ossessionato nel trovare il corpo di Georgie e porta i suoi amici Ritchie (Finn Wolfhard, già visto in Stranger Things), Eddie (Jack Dylan Grazer) e Stan (Wyatt Oleff) nei guai mentre cercano le fogne per qualche segno del ragazzo. Mentre altri bambini vanno persi. Quando il gruppo, autoproclamatosi come “The Losers’ Club” (il club dei perdenti), si unisce al nuovo ragazzino e storico amatoriale Ben (Jeremy Ray Taylor), il quale li informa che il tasso di omicidio di Derry, la cittadina in cui si svolge la storia, è sei volte la media nazionale e i ragazzi scompaiono a un tasso ancora maggiore.

Uno ad uno, il gruppo – che comprende anche una ragazza, Beverly (Sophia Lillis) e il ragazzo di colore Mike (Chosen Jacobs) – incontra Pennywise, il Clown in diverse forme mostruose su misura per i loro timori personali. Presto, capiscono che gli adulti di Derry non faranno nulla a riguardo, e spetta a loro combatterlo.

Il ruolo di Pennywise, il Clown Ballerino, un insaziabile e maligno predatore inter-dimensionale i cui atteggiamenti e soprattutto la cui risata è inquietante come lo era quando lo interpretò Tim Curry nel 1994, è affidato a Bill Skarsgård, figlio di Stellan, che con il suo forte accento svedese aggiunge un che di grottesco ad un abile performance. Certo, è vero che Skarsgård è aiutato da un make-up più estremo e macabro, mentre Curry con solo un blando sorriso sui denti gialli e affilati come rasoi riusciva a far gelare il sangue nelle vene, ma non si può avere tutto.

Il cast di giovani attori è convincente e ottimamente diretto. Jeremy Ray Taylor e Sophia Lillis meritano una particolare menzione, come il ragazzo intelligente e grasso con una cotta adolescenziale, che è sorprendentemente tenera da essere credibile, e come la ragazza dura con un segreto spiacevole e oscuro. Ma tutti i sette dei bambini sono ben rappresentati e danno buone prestazioni, e vedono attraverso i loro occhi, Pennywise come una vera minaccia – un incubo infantile improbabilmente manifestato nel mondo reale.
Per i Nerd è 4 occhiali su 5.

 

World of Warcraft WoW

Immergersi nell’universo di World of Warcraft, oggi

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Lo ammetto, non avevo mai toccato prima World of Warcraft. Non lo avevo mai considerato, non avevo mai visto nemmeno un secondo di gameplay, le mie uniche conoscenze sull’enorme universo di Blizzard derivavano soltanto dai meme su Leeroy Jenkins e dalla puntata di South Park Fate l’amore non Warcraft. Mesi fa, giorno più giorno meno, parlando con un mio amico molto più che ben inserito all’interno dell’MMO, è uscita dalla mia bocca la seguente frase:

Dai, dopo che finisco Persona 5 inizio WoW, tanto per vederlo un po’, lo prometto.

Mentre producevo i suoni che componevano tale frase, qualche campanello d’allarme scattò nella mia testa ma relegai il tutto ad un angolo oscuro della mia mente, quello del “poi si vede, tanto c’è tempo”. È un posto sicuro, nel breve termine. Ed effettivamente il tempo passò, i pensieri si accavallarono e terminai felicemente Persona 5 consacrandolo come mio personale Game Of The Year, in attesa di Mario Odyssey. Reincontrai nuovamente Christian (è colpa\merito tuo, lo sai) ed ovviamente, come un faro puntato a piena potenza verso l’angolino buio di sicurezza della mia mente, disse:

E quindi ora inizi World of Warcraft, giusto?

Bhe, una promessa, anche se rivolta più a me stesso che all’esterno, è una promessa. La mia iniziale diffidenza era dovuta ad una serie diversa di fattori, primo tra tutti il poco tempo a disposizione da dedicare al gioco. Lavorando mattina e pomeriggio, il tempo libero si riduce giusto ad un paio d’ore la sera o in pausa pranzo ma ho deciso di passarci sopra. In quel periodo non era prevista la pubblicazione di alcun titolo che avesse potuto suscitare particolarmente il mio interesse quindi, teoricamente, non avrei “rubato” tempo ad altri giochi. E, diciamocela tutta, mi son convinto anche per un fattore di conoscenza personale. Se ci pensavo un attimo, mi risultava inconcepibile non conoscere un enorme universo videoludico nato ben dodici anni prima, era una lacuna che andava colmata in qualche modo, e l’unico modo era comprarlo, riscattare il primo mese di gioco ed iniziare.

World of Warcraft WoW

Un’altra cosa per cui sono uscito pazzo di World of Warcraft è il serpente volante che vedete sullo sfondo. Bellissimo!

Il primissimo impatto, inevitabilmente, fu alquanto destabilizzante. Tanto HUD, gente con cui parlare, quest, tutto mi si riversava addosso troppo velocemente ma ben presto mi resi conto che era colpa mia. Stavo correndo troppo ed il gioco tentava di fermarmi ed accompagnarmi per mano, tranquillamente. Creato con calma il mio PG, uno Sciamano Pandaren di nome Frizzante (perché Termosaldatore non ci entrava), mi immersi lentamente nel mondo di gioco e subito ne rimasi affascinato, complici anche due abbinamenti da me molto amati ed azzeccati come prima scelta: animaletti antropomorfi ed ambientazioni stile antica Cina (Kung Fu Panda, l’introduzione del Pandaren è quello, circa). Prime quest, prime abilità, scelta della fazione, Stormwind e così via, pian piano il mondo di dischiudeva rivelandomi nuove meccaniche ed elementi che mi affascinavano sempre di più, il tutto ben guidato e gestito anche se, chiaramente, un minimo di spaesamento permaneva sempre ed in questo è venuta in aiuto la gilda. Dopo poco, infatti, son stato inserito nella gilda del mio amico di cui vi parlavo sopra, ed immediatamente il tutto si rivelò, ovviamente, più semplice. Consigli su cosa comprare per poter avanzare più semplicemente presso diverse fazioni, su come agire in determinate zone, su quali professioni scegliere per poter fare un po’ di soldi che mi avrebbero aiutato nelle prime fasi di gioco o su come ritrovare la retta via dopo essersi teletrasportati da tutt’altra parte (fatto accaduto ieri sera, con tanto di leggero momento di panico).

Ed è stata anche uno dei motivi per cui ho continuato effettivamente a giocare. Personalmente, credo che affrontare una cosa estremamente vasta come World of Warcraft in totale solitudine porti presto, molto presto, alla noia. Io, seppur non giocando fisicamente con altri membri in quanto ancora in fase di livellamento verso l’ultima espansione di gioco, li ritrovo sempre in chat di gioco. Posso chiedere consigli, aiuto o semplicemente scherzare e passare il tempo. Un altro elemento da cui voglio mettere in guardia una possibile new entry come me è proprio tutta la fase iniziale di leveling. Se avete intenzione di buttarvi dentro WoW perché volete vedere tutta la storia per intero, con le varie espansioni giocate per bene e con attenzione, scartate velocemente l’idea o, almeno, ridimensionatela in toto. Blizzard ha fatto in modo di velocizzare molto questa fase e, ben presto, guadagnando livelli, le quest intraprese diventeranno praticamente inutili, “constringendovi” a proseguire verso l’espansione successiva, perdendo quindi anche quest e raid finali, anelli di congiunzione tra le varie espansioni. E qui torno a parlarvi della gilda: tali raid iniziali, oramai, son fattibili anche da una sola persona al livello massimo. Se avete qualcuno disposto a farli insieme (o per) voi, potete apprezzare molto meglio il dipanarsi del filo conduttore dell’universo.

Mi sono ricreduto, invece, sul tempo da dedicare al titolo. Due orette o poco più la sera e tutto scorre via senza alcun problema. Il tutto per dire semplicemente, ai neofiti che ancora non hanno dato una possibilità al titolo per le ragioni più disparate, di mettere da parte i loro dubbi e tentare. Si ritroveranno catapultati in un mondo ben realizzato e coinvolgente, con personaggi ben caratterizzati, una storia interessante e meccaniche che, semplicemente, hanno fatto scuola. E non badate ai vostri amici che “ma hai iniziato a giocare a World of Warcraft? Allora non ti rivedremo mai più, drogato!!!”, è solo gente scema.

E voi avete qualche esperienza di MMO online? Fatemi sapere cosa giocate, come avete iniziato e se state continuando!