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Videogiochi

A Gaming New Year to you!

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Ciao a tutti amici lettori

nuovo articolo a sorpresa per l’ultimo dell’anno. Fatto già dei programmi per capodanno?

se il vostro programma è una tranquilla serata in casa a nerdare la vostra Grayfox_001 ha per voi una serie di titoli da consigliarvi per passare un fantastico fine/inizio anno da soli o magari in compagnia di pochi intimi appassionati come voi di videogiochi. I titoli che sto per consigliarvi li trovate su Steam con delle sensazionali offerte per riempire il vostro carrello low budget.
Siete pronti? iniziamo:

Per gli amanti delle favole e dei rompicapi non troppo impegnativi la mia proposta è Seasons after fall. Opera dei francesi Swing Swing Submarine (già autori di Tetrobot and Co) è infatti un puzzle-platform 2D che ricorda molto i libri dell’infanzia. Tratta la storia di un piccolo spirito che aiuterà i guardiani della foresta ad esiguire il rituale delle stagioni. Come tutte le fiabe contiene un messaggio profondo adatto per grandi e piccini e vi regalerà emozioni e momenti di tenerezza.

Per i nostalgici del retrogaming Momodora: reverie under the moonlight è il gioco che fa per voi (sebbene piuttosto recente). Ultimo capitolo della saga, tratta la vicenda della sacerdotessa  Kaho che armata di arco, frecce e una magica foglia d’acero si addentra in territori sconosciuti per combattere una temibile maledizione. Questo capitolo funge da prequel delle storie narrate nei vari Momodora. Anche questo è un platform,ma in stile action RPG che offre un’esperienza di gioco non troppo lunga nei temppi,ma sicuramente piacevole e divertente con il giusto grado di difficoltà.

Se vi trovate in compagnia di amici e desiderate fare un mini torneo a suon di pugni la mie proposte sono Ultra Street Fighter IV oppure Injustice: Gods Among Us Ultimate Edition. Presentarli è sicuramente una banalità per molti, ma per chi dovessere essere non informato passo velocemente alla loro descrizione. Sono entrambi dei picchiaduro, ma, se nel primo sono presenti gli amati personaggi della saga Street Fighter, nel secondo troveremo tutti i personaggi, eroi e nemici, dell’universo DC. Entrambi vi regaleranno un intrattenimento adrenalinico a prezzi contenuti. Qui la scelta sta a voi e le vostre preferenze.

Per veri retrogamer e amanti delle avventure grafiche un po’ più impegnative e dal tono umoristico, troverete Monkey Island Collection: un fantastico pacchetto offerta dell’intramontabile saga che racchiude le edizioni restaurate dei primi due capitoli, ed il terzo ed il quarto. Vestite i panni del protagonista Guybrush Threepwood e vivete le disavventure del giovane pirata di belle speranze. In realtà con un’offerta così siete sistemati come minimo fino all’epifania, ma andiamo avanti.

Infine la proposta più costosa che vi farò è Borderlands: the handsome collection. Anche questo è un pacchetto offerta che racchiude Bordelands 2 e Borderlands the pre-sequel, oltre tutti i DLC ad un prezzo stracciato. Per chi non dovesse conoscerli, quella di Borderlands è una saga di sparatutto in prima persona ambientata in un lontano futuro con elementi tipici degli action RPG. Ogni capitolo è indipendente (per cui non è indispensabile possedere il primo, state tranquilli) e offre la possibilità di scegliere tra varie classi che cambiano l’esperienza di gioco, e di giocare sia in singolo che in maniera cooperativa.

Bene amici queste sono le mie proposte per passare un tranquillo fine anno, ma non dimenticate nonostante tutto di brindare con i vostri amici e familiari per la mezzanotte.
Non fate gli asociali, mi raccomando!
E, come sempre, vi ricordo che se volete rimanere sempre aggiornati sulle ultime news e curiosità del mondo nerd la risposta è una sola: Nerd attack.

Alla prossima amici è Buon 2019 a tutti voi.

World of Warcraft WoW

Immergersi nell’universo di World of Warcraft, oggi

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Lo ammetto, non avevo mai toccato prima World of Warcraft. Non lo avevo mai considerato, non avevo mai visto nemmeno un secondo di gameplay, le mie uniche conoscenze sull’enorme universo di Blizzard derivavano soltanto dai meme su Leeroy Jenkins e dalla puntata di South Park Fate l’amore non Warcraft. Mesi fa, giorno più giorno meno, parlando con un mio amico molto più che ben inserito all’interno dell’MMO, è uscita dalla mia bocca la seguente frase:

Dai, dopo che finisco Persona 5 inizio WoW, tanto per vederlo un po’, lo prometto.

Mentre producevo i suoni che componevano tale frase, qualche campanello d’allarme scattò nella mia testa ma relegai il tutto ad un angolo oscuro della mia mente, quello del “poi si vede, tanto c’è tempo”. È un posto sicuro, nel breve termine. Ed effettivamente il tempo passò, i pensieri si accavallarono e terminai felicemente Persona 5 consacrandolo come mio personale Game Of The Year, in attesa di Mario Odyssey. Reincontrai nuovamente Christian (è colpa\merito tuo, lo sai) ed ovviamente, come un faro puntato a piena potenza verso l’angolino buio di sicurezza della mia mente, disse:

E quindi ora inizi World of Warcraft, giusto?

Bhe, una promessa, anche se rivolta più a me stesso che all’esterno, è una promessa. La mia iniziale diffidenza era dovuta ad una serie diversa di fattori, primo tra tutti il poco tempo a disposizione da dedicare al gioco. Lavorando mattina e pomeriggio, il tempo libero si riduce giusto ad un paio d’ore la sera o in pausa pranzo ma ho deciso di passarci sopra. In quel periodo non era prevista la pubblicazione di alcun titolo che avesse potuto suscitare particolarmente il mio interesse quindi, teoricamente, non avrei “rubato” tempo ad altri giochi. E, diciamocela tutta, mi son convinto anche per un fattore di conoscenza personale. Se ci pensavo un attimo, mi risultava inconcepibile non conoscere un enorme universo videoludico nato ben dodici anni prima, era una lacuna che andava colmata in qualche modo, e l’unico modo era comprarlo, riscattare il primo mese di gioco ed iniziare.

World of Warcraft WoW

Un’altra cosa per cui sono uscito pazzo di World of Warcraft è il serpente volante che vedete sullo sfondo. Bellissimo!

Il primissimo impatto, inevitabilmente, fu alquanto destabilizzante. Tanto HUD, gente con cui parlare, quest, tutto mi si riversava addosso troppo velocemente ma ben presto mi resi conto che era colpa mia. Stavo correndo troppo ed il gioco tentava di fermarmi ed accompagnarmi per mano, tranquillamente. Creato con calma il mio PG, uno Sciamano Pandaren di nome Frizzante (perché Termosaldatore non ci entrava), mi immersi lentamente nel mondo di gioco e subito ne rimasi affascinato, complici anche due abbinamenti da me molto amati ed azzeccati come prima scelta: animaletti antropomorfi ed ambientazioni stile antica Cina (Kung Fu Panda, l’introduzione del Pandaren è quello, circa). Prime quest, prime abilità, scelta della fazione, Stormwind e così via, pian piano il mondo di dischiudeva rivelandomi nuove meccaniche ed elementi che mi affascinavano sempre di più, il tutto ben guidato e gestito anche se, chiaramente, un minimo di spaesamento permaneva sempre ed in questo è venuta in aiuto la gilda. Dopo poco, infatti, son stato inserito nella gilda del mio amico di cui vi parlavo sopra, ed immediatamente il tutto si rivelò, ovviamente, più semplice. Consigli su cosa comprare per poter avanzare più semplicemente presso diverse fazioni, su come agire in determinate zone, su quali professioni scegliere per poter fare un po’ di soldi che mi avrebbero aiutato nelle prime fasi di gioco o su come ritrovare la retta via dopo essersi teletrasportati da tutt’altra parte (fatto accaduto ieri sera, con tanto di leggero momento di panico).

Ed è stata anche uno dei motivi per cui ho continuato effettivamente a giocare. Personalmente, credo che affrontare una cosa estremamente vasta come World of Warcraft in totale solitudine porti presto, molto presto, alla noia. Io, seppur non giocando fisicamente con altri membri in quanto ancora in fase di livellamento verso l’ultima espansione di gioco, li ritrovo sempre in chat di gioco. Posso chiedere consigli, aiuto o semplicemente scherzare e passare il tempo. Un altro elemento da cui voglio mettere in guardia una possibile new entry come me è proprio tutta la fase iniziale di leveling. Se avete intenzione di buttarvi dentro WoW perché volete vedere tutta la storia per intero, con le varie espansioni giocate per bene e con attenzione, scartate velocemente l’idea o, almeno, ridimensionatela in toto. Blizzard ha fatto in modo di velocizzare molto questa fase e, ben presto, guadagnando livelli, le quest intraprese diventeranno praticamente inutili, “constringendovi” a proseguire verso l’espansione successiva, perdendo quindi anche quest e raid finali, anelli di congiunzione tra le varie espansioni. E qui torno a parlarvi della gilda: tali raid iniziali, oramai, son fattibili anche da una sola persona al livello massimo. Se avete qualcuno disposto a farli insieme (o per) voi, potete apprezzare molto meglio il dipanarsi del filo conduttore dell’universo.

Mi sono ricreduto, invece, sul tempo da dedicare al titolo. Due orette o poco più la sera e tutto scorre via senza alcun problema. Il tutto per dire semplicemente, ai neofiti che ancora non hanno dato una possibilità al titolo per le ragioni più disparate, di mettere da parte i loro dubbi e tentare. Si ritroveranno catapultati in un mondo ben realizzato e coinvolgente, con personaggi ben caratterizzati, una storia interessante e meccaniche che, semplicemente, hanno fatto scuola. E non badate ai vostri amici che “ma hai iniziato a giocare a World of Warcraft? Allora non ti rivedremo mai più, drogato!!!”, è solo gente scema.

E voi avete qualche esperienza di MMO online? Fatemi sapere cosa giocate, come avete iniziato e se state continuando!

Arriva il gioco The Avengers e un consigliere USA giura in modo nerd!

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Il gioco The Avengers della Square Enix potrebbe essere il gioco che i fan stavano aspettando. La Square Enix e Marvel hanno rilasciato un teaser trailer con gli elementi classici dei supereroi di punta della famosa “casa delle idee”, gli occhiali di Bruce Banner/Hulk, il martello di Thor, lo scudo di Capitan America, un braccio dell’armatura di Iron Man, sparsi dopo una intensa battaglia. La narrazione sembra scura, dal tono quasi minaccioso e fa riferimento al mondo che necessita sempre super eroi. Le parole di chiusura sono molto criptiche, in particolare, perché menzionano il fatto che la squadra deve risorgere. Eidos Montreal e Crystal Dynamics lavoreranno con la Marvel per aiutare a sviluppare il prossimo gioco Avengers. Se questi nomi suonano familiare, è perché sono gli stessi studi responsabili di diversi giochi di punta, come Tomb Raider e Deus Ex.

A proposito di Capitan America, un consigliere dello stato della California, Lân Diep, un ex avvocato, ha fatto qualcosa che nel governo americano, come in tutti i governi del mondo, in pochi sarebbero disposti a fare: giurare di difendere la Costituzione degli Stati Uniti d’America… mentre indossa una replica, a grandezza naturale, dello scudo di Capitan America.

Mentre, nel mondo potrebbero non esserci sufficienti scienziati o ingegneri, nel 4 ° distretto di San José, nello Stato della California, la popolazione può star certa che ora ci sia almeno un nerd magnificamente qualificato che li rappresentano. Diep, che è già al terzo mandato, ha un background stellare nel servizio pubblico, ha anche raccolto fumetti da quando era in terza elementare, e, secondo il Washington Post, possiede una trappola fantasma dei Ghostbusters (che tiene in ufficio) così come “un pezzo di kryptonite sotto vetro”.

Dark Souls – The Board Game, intervista ai creatori del gioco

By | Videogiochi | No Comments

Esattamente il 19 aprile di quest’anno veniva inserito su Kickstarter un progetto volto a creare un gioco da tavolo ambientato nel mondo di Dark Souls. Il successo fu tale che la campagna, tre minuti dopo essere andata online, aveva già raccolto la cifra minima per la creazione fino a raggiungere e superare l’incredibile cifra di tre milioni e mezzo di sterline (quattro milioni di euro), riuscendo a raggiungere svariati record.

I creatori stessi, Steamforged Games Ltd, sono rimasti spiazzati da tale successo. Non è comunque il loro primo progetto. Tempo fa realizzarono Guild Ball, un particolare gioco table top calcistico.. e medievale, ma in quel periodo, come dichiarato da loro stessi in questa intervista, erano solo un paio di ragazzi con un’idea, cosa che non si può dire esaminando il team dietro Dark Souls – The Board Game.

Ecco quindi a voi l’intervista ai creatori del progetto.

If you want to read the English version, go to page two.

 

Hey ragazzi, siamo Mat Hart e Rich Loxam di Steamforged Games. Siamo i co-fondatori della compagnia e dirigiamo il design team dietro Dark Souls – The Board Game.

Che cosa vi ha dato l’idea di creare un gioco da tavolo su Dark Souls? Avete avuto qualche risposta da Bandai Namco?

Dopo aver creato il nostro primo progetto, Guild Ball (un gioco table top calcistico medievale) abbiamo voluto creare un gioco da tavolo per il nostro secondo progetto. Amavamo l’idea di realizzare un’esperienza “dungeon crawl” e sentivamo che il mondo di Dark Souls avrebbe soddisfato alcune delle nostre idee. Abbiamo parlato con Namco Bandai al Licensing Expo, poi abbiamo presentato il prototipo, che hanno amato, e ci hanno dato i diritti per lavorare all’interno dell’universo di Dark Souls. Non potremmo essere più felici di lavorare con loro e il loro ingresso e i loro input sono stati fantastici.

Siete in contatto con From Software? Se sì, cosa pensano del progetto?

Lavoriamo con From Software attraverso Bandai Namco e tutte le parti coinvolte sono davvero felici di come il progetto sta prendendo forma.

Non ho mai toccato un gioco da tavolo in vita mia, avrò difficoltà ad inserirmi nel mondo di Dark Souls – The Board Game?

Affatto! Anche se il gioco avrà la stessa difficoltà del videogioco di Dark Souls, l’accesso alle meccaniche ed il modo di giocare saranno molto intuitivi. Sarà come giocare a Dark Souls… con i dadi!

Secondo voi una persona potrebbe avvicinarsi per la prima volta al gioco di Miyazaki dopo aver provato il vostro prodotto o pensate siano su due piani diversi?

Riteniamo che il gioco darà una forte esperienza [in stile] Dark Souls – non potrete correre a testa bassa nelle battaglie e sperare di sopravvivere. Tutto deve essere attentamente pianificato ed eseguito e dovranno essere raccolte informazioni sui pattern dei boss, ecc. Speriamo che le lezioni imparate nel videogioco e nel gioco da tavolo vi aiuteranno in entrambi.

L’esperienza maturata con Guild Ball ha influenzato lo sviluppo del titolo o vi siete approcciati a questo lavoro in maniera differente?

Quando abbiamo sviluppato Guild Ball eravamo un paio di ragazzi con un’idea. Ora abbiamo un’intera società dietro di noi, che ci aiuta a realizzare i nostri pensieri e che ha un grande impatto nello sviluppo. Il processo, per quanto riguarda la nostra idea di design, è stato simile ma il tabellone di un gioco da tavolo è diverso da quello di un gioco table top.

Avete raggiunto traguardi incredibili su Kickstarter, ad esempio come numero di backers per un gioco da tavolo tanto da entrare nella top 15 dei progetti Kickstarter di tutti i tempi. Vi aspettavate una tale risposta dall’utenza del sito?

Sapevamo che Dark Souls era popolare, ma la velocità ed il livello [di popolarità] raggiunti non penso fossero prevedibili da nessuno. Siamo immensamente felici del supporto che abbiamo avuto per questa campagna e non vediamo l’ora di consegnare questo progetto, il prossimo anno. Aspettiamo con impazienza i prossimi dodici mesi, condividendo i nostri pensieri ed i processi delle varie fasi di sviluppo e produzione.

Capisco che sicuramente è ancora presto per parlarne, ma avete in mente altri progetti una volta terminato completamente Dark Souls – The Board Game?

Siamo stati contattati da un sacco di gente… risposta semplice – sì.

Miglior Souls tra i tre secondo voi?

Siamo entrambi d’accordo che il primo Dark Souls è il nostro preferito. La sensazione di comprendere il livello di difficoltà e la natura punitiva del gioco per la prima volta.. l’eccitazione quando finalmente uccidi il primo boss.. è ineguagliabile.

Rainbow Moon – La nostra recensione

By | NerdPensiero, Videogiochi

Prima di tutto, una breve ma doverosa anticipazione rivolta a tutti coloro i quali non conoscono il gioco in questione. Rainbow Moon è un titolo sviluppato da SideQuest Studios pubblicato originariamente nel 2012 su PlayStation 3 e, l’anno dopo, su PlayStation Vita. Il gioco, dopo aver ottenuto una serie di valutazioni positive, sbarca quest’anno anche su PlayStation 4 per tenere caldo il pubblico, in attesa dell’uscita del successore, Rainbow Skies, di cui ancora non si ha una data di pubblicazione certa. La versione presentata su PS4 non è però un remake/remastered o qualcosa di simile. Il gioco è un porting puro e semplice, senza quasi alcun miglioramento od aggiornamento a parte una leggera ripulitura grafica generale.


Grazie ai sub turn è possibile anche sconfiggere un esercito del genere.

Il titolo appare da subito diretto ed immediato. Una volta premuto su New Game parte immediatamente il video introduttivo che mostra il nostro eroe, ed alter ego videoludico, scaraventato all’interno di un portale dal suo acerrimo nemico. Tale portale ci fa finire all’interno di un mondo chiamato, appunto, Rainbow Moon ed il nostro obiettivo è quello di tornare indietro per chiuderlo. Questa è tutta la povera base del gioco, che in generale non brilla per originalità della trama. Le quest sono più che altro incentrate sulla risoluzione dei problemi dei cittadini che incontriamo lungo la nostra strada, problemi che una volta risolti ci permettono di andare avanti nella storia, e suddivise in Main e Side quest.


Il mondo di Rainbow Moon è presentato con una graziosissima grafica isometrica.

Appena iniziata la partita dobbiamo scegliere subito il livello di difficoltà, direttamente proporzionale praticamente soltanto al numero di ore che dobbiamo dedicare al grinding, e lo stile di gioco, che permette di avere diversi oggetti nel nostro inventario di partenza, differenziabili in equipaggiamento, pozioni curative o il nulla più totale. I nemici sono ben visibili nel mondo di gioco ma nel contempo, camminando, è possibile incappare in scontri casuali che, a differenza di altri titoli del genere, non partono in automatico. È necessario infatti premere X quando compare l’avviso dello scontro nell’angolo dello schermo per accettare il combattimento. Essi sono quelli tipici di uno strategico a turni, con la classica disposizione a scacchiera, attacchi, difesa e abilità che colpiscono entro un determinato range. All’aumentare del livello dei personaggi giocabili, in tutto tre (ed il terzo lo troverete dopo molte, molte ore di gioco) aumentano anche i sub turn ed è possibile eseguire diverse azioni durante il nostro turno.


Il numero di slot nell’inventario è ampliabile e dobbiamo sempre stare attenti alla barra della fame.

In Rainbow Moon è presente un rudimentale sistema di crafting che permette di potenziare le nostre armi ed armature tramite l’utilizzo di oggetti, ottenibili dai nemici o dalle casse sparse per il mondo di gioco. Tale azione non può essere compiuta dal nostro personaggio durante il suo girovagare ma soltanto da NPC dediti al ruolo. Oltre a loro, sono presenti anche commercianti, curatori e NPC da cui possiamo aumentare le nostre statistiche. Infatti, all’incrementare del livello del personaggio si allunga il limite a cui possiamo portare statistiche come forza, velocità, fortuna, difesa ed altre, che possiamo migliorare spendendo delle monete ottenibili sconfiggendo i mostri che ci si parano davanti. Durante le nostre partite, inoltre, dobbiamo stare attenti alla barra della fame, che scenderà inesorabilmente ed ininterrottamente ma facilmente riempibile mangiando o bevendo. Difficilmente vi trovate completamente a zero, le fiasche d’acqua si trovano praticamente ovunque.

Ben presto, però, ci troviamo subito di fronte ad un problema piuttosto grave: la noia. Rainbow Moon, almeno fino alla quarta/quinta ora di gioco, appare vuoto ed estremamente ripetitivo ed andando avanti, il tutto non viene migliorato poi di molto. L’unica cosa che impegnerà totalmente il giocatore è il grinding, l’eterno e soprattutto inevitabile grinding. Ai livelli più avanzati, la strategia è un elemento che viene messo totalmente in secondo piano dalla mole di nemici che siamo costretti a fronteggiare. Il nostro unico scopo, nelle battaglie, è potenziarsi il più possibile, sorpassare le statistiche del nemico per evitare semplicemente di morire e batterlo con relativa facilità. In compenso, le fasi di esplorazione del mondo costituiscono un efficace elemento di distrazione che ci permette di rilassarci tra una battaglia e l’altra ed impegnarci nella ricerca di qualche loot segreto. Rainbow Moon, tutto sommato, appare come uno strategico molto all’acqua di rose adatto a chi, magari, non ha dimestichezza nel genere ma non costituisce un possibile trampolino di lancio verso di esso, inducendo anzi il novizio ad evitarlo.

occhiali nerd 3 su 5

PRO

Possibilità di eseguire il cross save con le altre versioni
Grafica tutto sommato simpatica
Sistema di upgrade dei personaggi soddisfacente

CONTRO

Narrazione quasi assente
Ripetitivo
Fondamentalmente banale

Sistema – PlayStation 4

Genere – Gioco di ruolo strategico

Sviluppatore – SideQuest Studios

Distributore- SideQuest Studios

Lingua – Inglese

Multiplayer – Assente

Data di uscita – 17 febbraio 2016

Videogiochi ed urbanistica: Le città dei JRPG

By | NerdPensiero, Videogiochi

Articolo a cura di Mirko Manzella.

Ci sono tante certezze, forse dovute alle miriadi di cliché a cui ci hanno abituati, che sono entrate nelle teste di noi videogiocatori.

Dalle trame a volte troppo scontate – la principessa la salviamo sempre, dopotutto – al fatto che , quasi sempre, il fuoco batte l’erba e via dicendo.

Ma su una cosa siamo ancora più certi: per quanto sia bravo il buon Renzo Piano, le città videoludiche non le batte nessuno, specialmente se gli “ingegneri” e gli architetti di turno sono quelle teste fantasiose dei giapponesi.

Rapture, Imperial City, Gotham e così via; insomma, tutte città stra famose e con quel quid di epico e grottesco ma che spesso, sia per l’atmosfera che per la struttura, non possono che soccombere innanzi a quelle metropoli, quei castelli fortezza, quei pittoreschi villaggi che ritroviamo dentro i giochi di ruolo in salsa nipponica.

Avremo tanti di quegli esempi da fare che ci perderemmo sicuramente di casa.

Dalla semplicità quasi elementare di Pallet Town allo squallore e la tristezza di Midgar; le città nei JRPG sono di solito interessanti, memorabili e – cosa più importante – stracolme di credenze legate alle vicende ed al folklore del titolo alla nostra mercé, pronte per essere scoperte ed assaporate.

Cari Nerd, non siamo qui per fare un elenco nostalgico delle migliori città presenti nei GDR nipponici, ma per metterci il cuore in pace e cerca di eleggere la MIGLIOR CITTA’ dei classici giochi di ruolo giapponesi e vi assicuro che non è per nulla facile.

Mi spiace davvero per Midgar, ma non sei tra le mie preferite. Mi spiace anche per

Fourside, Rabanastre, Zelo, Inaba, North Window Castle e tante, tante altre.

Personalmente di Lindblum, essendo stata la città che ha segnato la mia infanzia, ma come vi ho già detto dobbiamo essere oggettivi ed imparziali.

Al primo posto troviamo una nostra vecchia conoscenza: Etrenank (conosciuta anche come la capitale di Solaris) presente in Xenogears, gioco della Square dove potete anche leggere la nostra recensione.

Non si potrà visitare Etrenank fin da subito, ma dopo molte ore di gioco e di sudore, ma quando si varca le sue porte si rimane davvero soddisfatti del tempo perso per arrivarci. Combattendo per ore ed ore contro gli enigmatici e misteriosi agenti di Solaris, passo dopo passo scopriremo che questa città tecnocratica, che fluttua nel cielo nascosta da ogni sorta di visita da parte dell’uomo, è stata per generazioni la fonte primaria di tutto il male che attanaglia il microverso di Xenogears. Una volta che smantellerete le porte principali della città-fortezza e riuscirete a penetrare al suo interno, scoprirete l’inferno che si cela dentro questa splendida – in apparenza – struttura.

Ad Etrenank la gravità è invertita e tutti vivono, praticamente, a testa in giù. Inoltre, scoprirete che Solaris è una società dispotica, tecnocratica in cui l’élite prescelta di cittadini (detta di prima classe) impone il lavaggio del cervello, la schiavitù e la sottomissione delle “classi inferiore” attraverso un sistema tirannico basato non solo su caste, ma anche su codici ID e droni di sicurezza che separano con la forza le classi. I cittadini di terza classe vivono in un vero e proprio alveare che lasceranno solo quando verrà per loro il momento di lavorare.

Se parlano o si lamentano, verranno uccisi senza pietà dai droni di sicurezza.

Durante l’esplorazione Etrenank, ci faremo strada passando dal miserabile blocco di terza classe, fino alle sontuose e sfarzose abitazioni dei cittadini di prima classe, i quali vivono sulle spalle di chi sta sotto di loro – un’amara metafora che ci riporta in mente alcune ideologie storiche già viste e sperimentate, non è così?! – arrivando perfino a cibarci di una particolare bevenda fatta con gli scarti dei mutanti di Solaris – raccapricciante.

Cari lettori, spero di aver reso davvero l’idea di ciò che questa contorta città ha da offrire: tunnel e passaggi segreti da visitare, un palazzo imperiale colmo di segreti contorti da estrapolare parlando con il sovrano e la sua corte, giochi di potere e quella perenne sensazione che ti fa venir voglia di continuare a scavare in profondità nella trama del titolo.

Tutto ciò potrebbe bastare – gusti ed opinioni personali a parte – per incoronare Etrenank come miglior città presente in un JRPG. Certo, probabilmente non vorreste mai vivere lì, ma il fascino e la grandezza di un videogioco sta anche nel ricreare dei luoghi splendidi e visivamente incantevoli, ma che riescono al contempo ad evocare nel giocatore nausea e terrore.

Questo è ciò che rende così interessante questa terribile città: suscitare emozioni in un modo che poche altre città sanno fare.