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Sfortunato al gioco, fortunato in amore. Chi non ha mai sentito questa frase?
Usata spesso come rifugio dopo aver perso, solitamente i soldi delle partite a carte natalizie, è comunque radicata l’idea che per qualche strano scherzo karmico l’amore e il gioco abbiano delle proprietà inversamente proporzionali.

Ma che succede se le due cose vengono unite? Già, perché in questo nuovo millennio le “regole del gioco” stanno cambiando, e trovare la propria compagna o compagno, sia per la vita o per alcune ore, sta diventando facile o difficile come far scorrere un dito da destra verso sinistra o viceversa. Ma è davvero così facile? Si riesce davvero a cogliere il famigerato attimo fuggente da un azione così semplice come far scorrere il dito verso destra o sinistra? Per questo motivo ho fatto un esperimento sociale.

Ho creato un account Tinder e ho giocato il gioco. Per chi non lo conoscesse Tinder è un app che permette alle persone single di entrare in contatto e creare nuove relazioni o amicizie. Il concetto di base è molto semplice: si crea l’account, inserisci le tue foto, alcuni dati personali (quasi tutti facoltativi) e sei pronto!

A questo punto inizia la parte centrale di questa app lo “swipe”. Tinder ti presenta l’account di un altro utente, in base alle tue preferenze personali, nel mio caso donne, e in quell’istante l’utilizzatore ha il potere assoluto nel dito, si perché dallo swipe dipende molto, anzi tutto. Se si fa scorrere il dito verso sinistra si esclude la persona dall’altro capo della rete, si dice apertamente “a me questa persona non piace” se invece si fa scorrere il dito verso destra le intenzioni sono chiare “io questa me la farei”. 

Si perché Tinder nella stragrande maggioranza dei casi viene utilizzata per trovare compagne pressoché temporanee. Se anche le donne da me swipate a destra, ricambiano con lo stesso gesto, allora scatta la “compatibilità” e si può iniziare a chattare. Ma è davvero così?

L’esperimento da me condotto aveva poche semplici regole, una settimana sarei stato io, una settimana avrei usato la foto di un’altra persona. Avrei dovuto fare swipe destra con tutti i profili, anche quelli delle donne che a me non piacevano, e avrei parlato con tutte le compatibilità.

Dopo aver creato il mio profilo ho iniziato a fare swipe destra, come da idea iniziale con tutti i profili (100 ogni 12 ore, cioè l’opzione prevista dal piano gratuito di Tinder). Ho ripetuto l’operazione due volte al giorno per 7 giorni, ottenendo solo una compatibilità.

Devo essere onesto nel dire che il responso mi aveva lasciato abbastanza deluso, non credo di essere un adone ma neanche di essere il mostro della laguna nera, comunque l’esperimento sociale sarebbe dovuto continuare.

Il finto profilo doveva ovviamente avere un volto che non era il mio. A tal proposito ho utilizzato l’aspetto di un modello spagnolo Jon Kortajarena, prendendo le foto dal suo profilo Instagram. Onestamente non ero preparato a quello che sarebbe successo. Marco, questo il nome che ho scelto per il profilo, che per inciso è il mio primo nome, ha ottenuto più di 45 compatibilità nell’arco di 21 ore. Una valanga di compatibilità con cui ho parlato, in alcuni casi anche flirtando. Alla 22esima ora ho deciso di sospendere l’esperimento, poiché ho ritenuto abbastanza confermata l’idea iniziale.

Il risultato di questo esperimento sociale dimostra, secondo un punto di vista personale, e in parte oggettivo, come la tecnologia sia in grado di avvicinare le persone, togliendo però l’equazione umana. Quanti di noi hanno ricevuto il consiglio “sii te stesso”? Immagino tutti, ma in un mondo dove basta una foto per giudicare essere se stessi non basta. Perché non tutti siamo modelli, eppure sono quelli i soggetti a cui ci ispiriamo, a cui aspiriamo essere o conquistare.

E come può una persona normale, vivere in un mondo dove basta un dito e nascondersi dietro uno schermo?

Si perché sorprendentemente molte delle donne da me incontrate su Tinder cercavano una relazione, se non “La Relazione”, quella della vita. Cosa a mio parere ridicola. Come si può cercare qualcosa di così profondo ed importante in un luogo così facile e veloce? Sarebbe come andare a cercare da McDonald’s e aspettarsi di trovare la lasagna che faceva la nonna, che ti ricordi quanto sia importante la famiglia.

Non dico che l’occhio non voglia la sua parte: sarei ipocrita a dire il contrario ma ci sono tempi e luoghi in cui farlo. E non parlo solo dal mio punto di vista ma anche per conto di tutti gli uomini e donne che vengono swipati a sinistra.

Quanto deve essere mortificante e deleterio essere rifiutati solo per essere se stessi? Di certo non possiamo cambiare il mondo e come esso funziona, ma non sarebbe bello, quantomeno aiutarlo a migliorare.

Quindi ben vengano i bar, le feste e gli incontri, gli scontri sotto la pioggia come Mirko e Licia, in cui non è solo l’aspetto a fare la differenza, ma sono i modi di fare, la personalità, la simpatia e i valori.

Del resto un vecchio detto non recitava che “non si può giudicare un libro dalla sua copertina”?