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Vincenzo "Yoshisaur" Marino

World of Warcraft WoW

Immergersi nell’universo di World of Warcraft, oggi

By | NerdPensiero, Videogiochi | No Comments

Lo ammetto, non avevo mai toccato prima World of Warcraft. Non lo avevo mai considerato, non avevo mai visto nemmeno un secondo di gameplay, le mie uniche conoscenze sull’enorme universo di Blizzard derivavano soltanto dai meme su Leeroy Jenkins e dalla puntata di South Park Fate l’amore non Warcraft. Mesi fa, giorno più giorno meno, parlando con un mio amico molto più che ben inserito all’interno dell’MMO, è uscita dalla mia bocca la seguente frase:

Dai, dopo che finisco Persona 5 inizio WoW, tanto per vederlo un po’, lo prometto.

Mentre producevo i suoni che componevano tale frase, qualche campanello d’allarme scattò nella mia testa ma relegai il tutto ad un angolo oscuro della mia mente, quello del “poi si vede, tanto c’è tempo”. È un posto sicuro, nel breve termine. Ed effettivamente il tempo passò, i pensieri si accavallarono e terminai felicemente Persona 5 consacrandolo come mio personale Game Of The Year, in attesa di Mario Odyssey. Reincontrai nuovamente Christian (è colpa\merito tuo, lo sai) ed ovviamente, come un faro puntato a piena potenza verso l’angolino buio di sicurezza della mia mente, disse:

E quindi ora inizi World of Warcraft, giusto?

Bhe, una promessa, anche se rivolta più a me stesso che all’esterno, è una promessa. La mia iniziale diffidenza era dovuta ad una serie diversa di fattori, primo tra tutti il poco tempo a disposizione da dedicare al gioco. Lavorando mattina e pomeriggio, il tempo libero si riduce giusto ad un paio d’ore la sera o in pausa pranzo ma ho deciso di passarci sopra. In quel periodo non era prevista la pubblicazione di alcun titolo che avesse potuto suscitare particolarmente il mio interesse quindi, teoricamente, non avrei “rubato” tempo ad altri giochi. E, diciamocela tutta, mi son convinto anche per un fattore di conoscenza personale. Se ci pensavo un attimo, mi risultava inconcepibile non conoscere un enorme universo videoludico nato ben dodici anni prima, era una lacuna che andava colmata in qualche modo, e l’unico modo era comprarlo, riscattare il primo mese di gioco ed iniziare.

World of Warcraft WoW

Un’altra cosa per cui sono uscito pazzo di World of Warcraft è il serpente volante che vedete sullo sfondo. Bellissimo!

Il primissimo impatto, inevitabilmente, fu alquanto destabilizzante. Tanto HUD, gente con cui parlare, quest, tutto mi si riversava addosso troppo velocemente ma ben presto mi resi conto che era colpa mia. Stavo correndo troppo ed il gioco tentava di fermarmi ed accompagnarmi per mano, tranquillamente. Creato con calma il mio PG, uno Sciamano Pandaren di nome Frizzante (perché Termosaldatore non ci entrava), mi immersi lentamente nel mondo di gioco e subito ne rimasi affascinato, complici anche due abbinamenti da me molto amati ed azzeccati come prima scelta: animaletti antropomorfi ed ambientazioni stile antica Cina (Kung Fu Panda, l’introduzione del Pandaren è quello, circa). Prime quest, prime abilità, scelta della fazione, Stormwind e così via, pian piano il mondo di dischiudeva rivelandomi nuove meccaniche ed elementi che mi affascinavano sempre di più, il tutto ben guidato e gestito anche se, chiaramente, un minimo di spaesamento permaneva sempre ed in questo è venuta in aiuto la gilda. Dopo poco, infatti, son stato inserito nella gilda del mio amico di cui vi parlavo sopra, ed immediatamente il tutto si rivelò, ovviamente, più semplice. Consigli su cosa comprare per poter avanzare più semplicemente presso diverse fazioni, su come agire in determinate zone, su quali professioni scegliere per poter fare un po’ di soldi che mi avrebbero aiutato nelle prime fasi di gioco o su come ritrovare la retta via dopo essersi teletrasportati da tutt’altra parte (fatto accaduto ieri sera, con tanto di leggero momento di panico).

Ed è stata anche uno dei motivi per cui ho continuato effettivamente a giocare. Personalmente, credo che affrontare una cosa estremamente vasta come World of Warcraft in totale solitudine porti presto, molto presto, alla noia. Io, seppur non giocando fisicamente con altri membri in quanto ancora in fase di livellamento verso l’ultima espansione di gioco, li ritrovo sempre in chat di gioco. Posso chiedere consigli, aiuto o semplicemente scherzare e passare il tempo. Un altro elemento da cui voglio mettere in guardia una possibile new entry come me è proprio tutta la fase iniziale di leveling. Se avete intenzione di buttarvi dentro WoW perché volete vedere tutta la storia per intero, con le varie espansioni giocate per bene e con attenzione, scartate velocemente l’idea o, almeno, ridimensionatela in toto. Blizzard ha fatto in modo di velocizzare molto questa fase e, ben presto, guadagnando livelli, le quest intraprese diventeranno praticamente inutili, “constringendovi” a proseguire verso l’espansione successiva, perdendo quindi anche quest e raid finali, anelli di congiunzione tra le varie espansioni. E qui torno a parlarvi della gilda: tali raid iniziali, oramai, son fattibili anche da una sola persona al livello massimo. Se avete qualcuno disposto a farli insieme (o per) voi, potete apprezzare molto meglio il dipanarsi del filo conduttore dell’universo.

Mi sono ricreduto, invece, sul tempo da dedicare al titolo. Due orette o poco più la sera e tutto scorre via senza alcun problema. Il tutto per dire semplicemente, ai neofiti che ancora non hanno dato una possibilità al titolo per le ragioni più disparate, di mettere da parte i loro dubbi e tentare. Si ritroveranno catapultati in un mondo ben realizzato e coinvolgente, con personaggi ben caratterizzati, una storia interessante e meccaniche che, semplicemente, hanno fatto scuola. E non badate ai vostri amici che “ma hai iniziato a giocare a World of Warcraft? Allora non ti rivedremo mai più, drogato!!!”, è solo gente scema.

E voi avete qualche esperienza di MMO online? Fatemi sapere cosa giocate, come avete iniziato e se state continuando!

Dark Souls – The Board Game, intervista ai creatori del gioco

By | Videogiochi | No Comments

Esattamente il 19 aprile di quest’anno veniva inserito su Kickstarter un progetto volto a creare un gioco da tavolo ambientato nel mondo di Dark Souls. Il successo fu tale che la campagna, tre minuti dopo essere andata online, aveva già raccolto la cifra minima per la creazione fino a raggiungere e superare l’incredibile cifra di tre milioni e mezzo di sterline (quattro milioni di euro), riuscendo a raggiungere svariati record.

I creatori stessi, Steamforged Games Ltd, sono rimasti spiazzati da tale successo. Non è comunque il loro primo progetto. Tempo fa realizzarono Guild Ball, un particolare gioco table top calcistico.. e medievale, ma in quel periodo, come dichiarato da loro stessi in questa intervista, erano solo un paio di ragazzi con un’idea, cosa che non si può dire esaminando il team dietro Dark Souls – The Board Game.

Ecco quindi a voi l’intervista ai creatori del progetto.

If you want to read the English version, go to page two.

 

Hey ragazzi, siamo Mat Hart e Rich Loxam di Steamforged Games. Siamo i co-fondatori della compagnia e dirigiamo il design team dietro Dark Souls – The Board Game.

Che cosa vi ha dato l’idea di creare un gioco da tavolo su Dark Souls? Avete avuto qualche risposta da Bandai Namco?

Dopo aver creato il nostro primo progetto, Guild Ball (un gioco table top calcistico medievale) abbiamo voluto creare un gioco da tavolo per il nostro secondo progetto. Amavamo l’idea di realizzare un’esperienza “dungeon crawl” e sentivamo che il mondo di Dark Souls avrebbe soddisfato alcune delle nostre idee. Abbiamo parlato con Namco Bandai al Licensing Expo, poi abbiamo presentato il prototipo, che hanno amato, e ci hanno dato i diritti per lavorare all’interno dell’universo di Dark Souls. Non potremmo essere più felici di lavorare con loro e il loro ingresso e i loro input sono stati fantastici.

Siete in contatto con From Software? Se sì, cosa pensano del progetto?

Lavoriamo con From Software attraverso Bandai Namco e tutte le parti coinvolte sono davvero felici di come il progetto sta prendendo forma.

Non ho mai toccato un gioco da tavolo in vita mia, avrò difficoltà ad inserirmi nel mondo di Dark Souls – The Board Game?

Affatto! Anche se il gioco avrà la stessa difficoltà del videogioco di Dark Souls, l’accesso alle meccaniche ed il modo di giocare saranno molto intuitivi. Sarà come giocare a Dark Souls… con i dadi!

Secondo voi una persona potrebbe avvicinarsi per la prima volta al gioco di Miyazaki dopo aver provato il vostro prodotto o pensate siano su due piani diversi?

Riteniamo che il gioco darà una forte esperienza [in stile] Dark Souls – non potrete correre a testa bassa nelle battaglie e sperare di sopravvivere. Tutto deve essere attentamente pianificato ed eseguito e dovranno essere raccolte informazioni sui pattern dei boss, ecc. Speriamo che le lezioni imparate nel videogioco e nel gioco da tavolo vi aiuteranno in entrambi.

L’esperienza maturata con Guild Ball ha influenzato lo sviluppo del titolo o vi siete approcciati a questo lavoro in maniera differente?

Quando abbiamo sviluppato Guild Ball eravamo un paio di ragazzi con un’idea. Ora abbiamo un’intera società dietro di noi, che ci aiuta a realizzare i nostri pensieri e che ha un grande impatto nello sviluppo. Il processo, per quanto riguarda la nostra idea di design, è stato simile ma il tabellone di un gioco da tavolo è diverso da quello di un gioco table top.

Avete raggiunto traguardi incredibili su Kickstarter, ad esempio come numero di backers per un gioco da tavolo tanto da entrare nella top 15 dei progetti Kickstarter di tutti i tempi. Vi aspettavate una tale risposta dall’utenza del sito?

Sapevamo che Dark Souls era popolare, ma la velocità ed il livello [di popolarità] raggiunti non penso fossero prevedibili da nessuno. Siamo immensamente felici del supporto che abbiamo avuto per questa campagna e non vediamo l’ora di consegnare questo progetto, il prossimo anno. Aspettiamo con impazienza i prossimi dodici mesi, condividendo i nostri pensieri ed i processi delle varie fasi di sviluppo e produzione.

Capisco che sicuramente è ancora presto per parlarne, ma avete in mente altri progetti una volta terminato completamente Dark Souls – The Board Game?

Siamo stati contattati da un sacco di gente… risposta semplice – sì.

Miglior Souls tra i tre secondo voi?

Siamo entrambi d’accordo che il primo Dark Souls è il nostro preferito. La sensazione di comprendere il livello di difficoltà e la natura punitiva del gioco per la prima volta.. l’eccitazione quando finalmente uccidi il primo boss.. è ineguagliabile.

sottotitoli nei videogiochi

Sottotitoli nei videogiochi: sempre attivi o elemento trascurabile?

By | NerdPensiero

Ho iniziato ieri sera Doom. Andando di fretta ho deciso di avviare direttamente la campagna, senza fare il tradizionale, almeno per me, giro nelle impostazioni. Dopo circa una decina di secondi dal momento in cui ci si può iniziare a muovere sento salire lungo la mia schiena un brivido freddo ed immediatamente mi balena un pensiero nella mente: “Ma li ho attivati i sottotitoli?”. Dopo pochi attimi di panico fuggo all’interno delle impostazioni e prontamente attivo tale feature. Contemporaneamente all’occhiata stranita della mia ragazza, che aveva assistito al frenetico trastullamento digitale all’interno del menù, sorse poi un altro pensiero: “Ma sono tutti ad attivare i sottotitoli nei videogiochi?”.

Ed è questa, chiaramente, la domanda che voglio porre a voi utenti. Ma soprattutto, se la risposta è affermativa, vi chiedo ancora: perché li attivate?

Io, come avrete chiaramente intuito da quanto scritto poco sopra, li attivo sempre, in qualsiasi tipo di gioco. Pensandoci un pochettino su, i motivi sono molteplici:

  • Paura di perdere qualche frase o elemento importante della trama. Anche perché, se si perde un’intera frase per distrazione od altro, difficilmente si può tranquillamente tornare indietro come fosse un film.
  • Equalizzazione dell’audio eseguita in maniera quantomeno approssimativa. Rumori di fondo o colonna sonora spesso coprono il suono delle voci, cosa che porta obbligatoriamente all’uso di sottotitoli. Mi vien subito da pensare al bar di Borderlands 2 ed al casino al suo interno.
  • Mi aiutano nella comprensione, probabilmente il motivo principale. Audio in inglese = Sottotitoli in italiano (non sempre, ma in linea generale è così). Non mi sforzo troppo per capire il parlato e tutto va più liscio.

Ed ora la parola a voi. Li attivate? Non li attivate? Vi infastidiscono? Fatemi sapere!

Rainbow Moon – La nostra recensione

By | NerdPensiero, Videogiochi

Prima di tutto, una breve ma doverosa anticipazione rivolta a tutti coloro i quali non conoscono il gioco in questione. Rainbow Moon è un titolo sviluppato da SideQuest Studios pubblicato originariamente nel 2012 su PlayStation 3 e, l’anno dopo, su PlayStation Vita. Il gioco, dopo aver ottenuto una serie di valutazioni positive, sbarca quest’anno anche su PlayStation 4 per tenere caldo il pubblico, in attesa dell’uscita del successore, Rainbow Skies, di cui ancora non si ha una data di pubblicazione certa. La versione presentata su PS4 non è però un remake/remastered o qualcosa di simile. Il gioco è un porting puro e semplice, senza quasi alcun miglioramento od aggiornamento a parte una leggera ripulitura grafica generale.


Grazie ai sub turn è possibile anche sconfiggere un esercito del genere.

Il titolo appare da subito diretto ed immediato. Una volta premuto su New Game parte immediatamente il video introduttivo che mostra il nostro eroe, ed alter ego videoludico, scaraventato all’interno di un portale dal suo acerrimo nemico. Tale portale ci fa finire all’interno di un mondo chiamato, appunto, Rainbow Moon ed il nostro obiettivo è quello di tornare indietro per chiuderlo. Questa è tutta la povera base del gioco, che in generale non brilla per originalità della trama. Le quest sono più che altro incentrate sulla risoluzione dei problemi dei cittadini che incontriamo lungo la nostra strada, problemi che una volta risolti ci permettono di andare avanti nella storia, e suddivise in Main e Side quest.


Il mondo di Rainbow Moon è presentato con una graziosissima grafica isometrica.

Appena iniziata la partita dobbiamo scegliere subito il livello di difficoltà, direttamente proporzionale praticamente soltanto al numero di ore che dobbiamo dedicare al grinding, e lo stile di gioco, che permette di avere diversi oggetti nel nostro inventario di partenza, differenziabili in equipaggiamento, pozioni curative o il nulla più totale. I nemici sono ben visibili nel mondo di gioco ma nel contempo, camminando, è possibile incappare in scontri casuali che, a differenza di altri titoli del genere, non partono in automatico. È necessario infatti premere X quando compare l’avviso dello scontro nell’angolo dello schermo per accettare il combattimento. Essi sono quelli tipici di uno strategico a turni, con la classica disposizione a scacchiera, attacchi, difesa e abilità che colpiscono entro un determinato range. All’aumentare del livello dei personaggi giocabili, in tutto tre (ed il terzo lo troverete dopo molte, molte ore di gioco) aumentano anche i sub turn ed è possibile eseguire diverse azioni durante il nostro turno.


Il numero di slot nell’inventario è ampliabile e dobbiamo sempre stare attenti alla barra della fame.

In Rainbow Moon è presente un rudimentale sistema di crafting che permette di potenziare le nostre armi ed armature tramite l’utilizzo di oggetti, ottenibili dai nemici o dalle casse sparse per il mondo di gioco. Tale azione non può essere compiuta dal nostro personaggio durante il suo girovagare ma soltanto da NPC dediti al ruolo. Oltre a loro, sono presenti anche commercianti, curatori e NPC da cui possiamo aumentare le nostre statistiche. Infatti, all’incrementare del livello del personaggio si allunga il limite a cui possiamo portare statistiche come forza, velocità, fortuna, difesa ed altre, che possiamo migliorare spendendo delle monete ottenibili sconfiggendo i mostri che ci si parano davanti. Durante le nostre partite, inoltre, dobbiamo stare attenti alla barra della fame, che scenderà inesorabilmente ed ininterrottamente ma facilmente riempibile mangiando o bevendo. Difficilmente vi trovate completamente a zero, le fiasche d’acqua si trovano praticamente ovunque.

Ben presto, però, ci troviamo subito di fronte ad un problema piuttosto grave: la noia. Rainbow Moon, almeno fino alla quarta/quinta ora di gioco, appare vuoto ed estremamente ripetitivo ed andando avanti, il tutto non viene migliorato poi di molto. L’unica cosa che impegnerà totalmente il giocatore è il grinding, l’eterno e soprattutto inevitabile grinding. Ai livelli più avanzati, la strategia è un elemento che viene messo totalmente in secondo piano dalla mole di nemici che siamo costretti a fronteggiare. Il nostro unico scopo, nelle battaglie, è potenziarsi il più possibile, sorpassare le statistiche del nemico per evitare semplicemente di morire e batterlo con relativa facilità. In compenso, le fasi di esplorazione del mondo costituiscono un efficace elemento di distrazione che ci permette di rilassarci tra una battaglia e l’altra ed impegnarci nella ricerca di qualche loot segreto. Rainbow Moon, tutto sommato, appare come uno strategico molto all’acqua di rose adatto a chi, magari, non ha dimestichezza nel genere ma non costituisce un possibile trampolino di lancio verso di esso, inducendo anzi il novizio ad evitarlo.

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PRO

Possibilità di eseguire il cross save con le altre versioni
Grafica tutto sommato simpatica
Sistema di upgrade dei personaggi soddisfacente

CONTRO

Narrazione quasi assente
Ripetitivo
Fondamentalmente banale

Sistema – PlayStation 4

Genere – Gioco di ruolo strategico

Sviluppatore – SideQuest Studios

Distributore- SideQuest Studios

Lingua – Inglese

Multiplayer – Assente

Data di uscita – 17 febbraio 2016

Ha ancora senso, oggi, lo streaming illegale?

By | NerdPensiero

Siamo oramai nel 2016, la tecnologia e la qualità dei servizi offerti al consumatore avanzano in maniera prepotente e costante ma, dando una rapida occhiata ai gruppi Facebook legati a cinema, serie tv o similari, si trova sempre la persona X che chiede:

Link BB streaming ita. plis (Traduzione: Potreste gentilmente fornirmi un link ove guardare la serie Breaking Bad in streaming? Grazie per la cortese attenzione.)

Ovviamente la frase scritta sopra è a mero scopo esemplificativo… può capitare che non sia Breaking Bad la serie cercata..

Ricolleghiamoci quindi al titolo di questo libero pensiero: oggi, nel 2016, ha ancora senso lo streaming illegale?
Parliamoci chiaramente, le piattaforme di streaming online on demand sono oramai numerose ed estremamente concorrenziali, di semplice ed immediata fruizione e disponibili praticamente su qualsiasi dispositivi elettronico, dalla Smart TV alle console da gioco ai cellulari. Quest’ultimi due elementi, inoltre, non necessitano nemmeno di essere di ultima generazione. Manca poco che siano incorporate anche nei frigoriferi!

Di solito, le principali accuse che si muovono ad esse sono la non gratuità del servizio e la mancanza di determinati elementi all’interno del catalogo. La prima si può risolvere in maniera semplice e veloce: ci si può permettere di pagare venti euro ogni due mesi per collegarsi ad Internet e non ci si può permettere l’enorme ed immondo sperpero di ben tre euro al mese per streaming sicuro, veloce e privo di pubblicità? Non voglio né devo fare i conti in tasca alle persone, ma sinceramente questa accusa mi sembra al limite del ridicolo.

La seconda, invece, ha già un suo fondamento. Questi servizi, se pur raggruppati tutti insieme, non possono materialmente avere al loro interno tutto ciò che è desiderato dagli utenti. Soprattutto in Italia, dove bisogna destreggiarsi in una foresta di copyright ed esclusive da parte di svariate emittenti, la situazione si complica e spesso, per film o serie TV (magari più vecchie e di più difficile reperimento), di cui non si trovano più nemmeno le VHS (ve le ricordate?), ci si deve obbligatoriamente rivolgere allo streaming illegale. Infatti, badate bene, io non condanno lo streaming nella sua totalità così come non ho mai condannato in toto l’emulazione di vecchi videogiochi. In un certo qual modo, essi ci permettono quasi di preservare una serie di creazioni che, nel tempo, andrebbero inevitabilmente o accidentalmente perse (se fosse esistito lo streaming a quei tempi, oggi probabilmente avremo una novantina di episodi in più della serie classica di Doctor Who).

Diamo ora una veloce occhiata alle maggiori piattaforme di streaming, partendo ovviamente da lui, Netflix, ultimo arrivato in Italia ma che ha già conquistato una buona fetta di pubblico arrivando a contare più di centomila abbonati. Società americana nata noleggiando DVD e videogiochi, offre oggi un catalogo vastissimo ed in continuo arricchimento contenente serie di produzione e pubblicazione esclusiva di altissima qualità, streaming fino a 4K ed il tutto ad un costo irrisorio. Infatti, la società offre e promuove la condivisione dell’account in modo da dividere i costi tra i nostri amici. Così un account da dieci euro che permette la visualizzazione contemporanea da due diversi dispositivi diventa un account da cinque euro. Uno da dodici euro, che consente fino a quattro diversi dispositivi connessi, diventa da soli tre euro dividendolo con altre tre persone. Casomai aveste dei dubbi, sfruttate il primo mese del servizio, è gratis!

Molto interessante è anche l’offerta di Infinity, servizio di streaming on demand appartenente al gruppo Mediaset, disponibile, così come già detto sopra e così come Netflix, praticamente ovunque. Dopo quindici giorni di prova gratuita potete decidere se sottoscrivere il servizio o meno, al costo di otto euro al mese, questa volta non divisibile tra amici. Un prezzo leggermente più alto per un’offerta che comprende però anche il sistema Download&Go, che permette di scaricare un film e guardarlo offline. Ovviamente sono posti dei limiti al tutto, ma rimane sempre un’ottimo servizio con un vasto catalogo, tra cui dominano soprattutto i film.

Leggermente diversa è l’offerta proposta da Sky Online. Dopo il classico mese di prova gratuita si può scegliere di sottoscrivere uno o più ticket mensili, divisi in Cinema, Intrattenimento e Calcio. I primi due a dieci euro al mese, il terzo a venti euro al mese. Come dice il nome stesso, il primo ticket è dedicato ai film, il secondo alle serie TV e l’ultimo dedicato agli eventi sportivi. Catalogo vasto, ottima lista di canali ad un prezzo, però, decisamente più elevato rispetto alle concorrenti.

Per gli appassionati di anime, poi, è impossibile non citare siti come VVVVID o Crunchyroll. Essi, a differenza dei primi di cui ho parlato, sono gratuiti, elemento che si ripercuote però sull’offerta all’utente. Infatti, nel caso di VVVVID, è presente l’inserimento di pubblicità all’interno dei video e richiede obbligatoriamente la disattivazione AD Block mentre Crunchyroll, con il suo piano base, propone una visione limitata di anime e manga, a 480p e con pubblicità, offrendo al contempo un servizio premium, a pagamento.

Io sono uno degli abbonati a Netflix e, dopo circa tre mesi di sottoscrizione, posso dire di essere pienamente soddisfatto. Divido l’account con un mio amico, mi godo una bella lista di serie TV e film e non devo sbattermi ogni sera a cercare link per trovare le puntate della serie TV che seguo in quel momento, destreggiandomi tra decine di finti pulsanti “Download”/”Streaming”, con svariate pagine pop up che compaiono dal nulla, strani reindirizzamenti a siti serbocroati, rischi inutili e buffering che sembrano non sparire mai (usando pure una connessione venti mega.. certi player sono infernali). Preferisco di gran lunga distendermi sul divano, prendere il pad della PS4/Wii U/Xbox One/Ps3/Chromecast o qualsiasi altro dispositivo dove sia fruibile Netflix, distendermi e godermi tranquillamente le mie serie in rigoroso e granitico 1080p.

La parola, adesso, a voi. Cosa ne pensate?