
Sappiano i miei lettori, prima di iniziare, che provo un amore viscerale per la cultura nipponica, ma ho cercato di riequilibrare le mie aspettative per fornirvi una visione imparziale.
Non bisogna aspettarsi una grande manifestazione come un Etna Comics o simili, bensì un piccolo sipario sulla scena etnea che si pone l’obiettivo di diffondere e valorizzare costumi e tradizioni di un mondo distante ma in un qualche modo vicino a noi.
Nonostante i piccoli spazi concessi dalla location del Japan Fest il tutto è gestito in modo intelligente: non troverete un gran numero di stand, ma pochi, selezionati, e quasi tutti a tema, e lasciando la maggior parte dello spazio per le attività proposte come ad esempio il kendo, il karate, la cerimonia del tè, il laboratorio di origami, ed altro ancora.

Fortunatamente padre tempo è stato clemente le ore successive, rendendo possibile l’utilizzo dell’area palco per le varie esibizioni, come ad esempio la danza kabuki “La fanciulla Airone”: mi ha davvero colpito, anche se personalmente non ho molto gradito il parlato durante la performance, considerando che il teatro kabuki è una tipologia di rappresentazione emozionale, minimalista e per lo più priva del linguaggio verbale, sebbene debba riconoscere il ruolo funzionale per la chiarezza narrativa, considerando che una trascrizione cartacea avrebbe costretto lo spettatore a leggere passo passo per comprendere cosa stava accadendo sul palco, distraendo pesantemente dall’esibizione.

Gradita sorpresa a livello personale è stata l’opportunità di gustare, al posto del classico sushi o dei cup noodles, il “bento”, ovvero il celebre pasto assemblabile servito in un vassoio dai bordi alti, onnipresente in anime e film nipponici. Diverse le specialità tra cui poter scegliere, tra cui il riso al curry ed i takoiaki (palline di pastella fritta con un bocconcino di calamaro all’interno). Quel giorno, signori miei, ho realizzato un piccolo sogno culinario, e mi sento in dovere di ringraziare i proprietari dello stand HO BENTO, che presto apriranno i loro punti vendita a Palermo e Catania.
Oltre alle forme di intrattenimento tradizionale, non poteva di certo mancare la parte moderna e cinefila della culura pop giapponese: l’area games con i classici giochi della storia videoludica, e il teatro dove sono state proiettate le pellicole Uzumaki e Gorath a cura dell’associazione Dirty Dozen.

La mia valutazione del Japan Fest in occhialini nerd è di 3 e mezzo


















































