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Articolo a cura di Mirko Manzella.

Se ci chiamano “nerd” ci sarà un perché, no? Tipetti simpatici dalle abitudini ancor più simpatiche: amanti del fantascientifico, del fantasy, della cultura videoludica, amanti dell’animazione nipponica, delle serie televisive e chi più ne ha più ne metta. Siamo quei tipi capaci di comprare una statuetta di un tizio/a figo/a e cazzuto/a, di metterla in bella vista su uno scaffale e ammirarla in religioso silenzio, felici ed appagati. Siamo quei tipi che andrebbero nel paese del Sol Levante, piazzarsi nel parco di Odaiba e beccarsi molto volentieri tre o quattro giorni di carcere ed un’estradizione  per essersi arrampicati su una statua di un Gundam scala 1:1 – ma quando mi ricapita?!. Si, siamo tipi genuini e dalle passioni davvero variopinte. Ma da sempre una di queste ci ha marchiato per generazioni. Che siano americani, italiani, giapponesi, coreani, francesi, belghi, a noi importa davvero poco; noi nerd siamo il fulcro, il cardine in cui gira quella forma d’arte pop, un po’ avanguardista, un po’ retrò, consolidatasi ed affermatasi ormai da quasi mezzo secolo: il FUMETTO.

Che sia arte a tutti gli effetti, non ci sono dubbi. Ma non siamo qui per fare excursus ciceroniani sulla storia del fumetto; e tanto meno non siamo qui ad elargire consigli su cosa si debba leggere o preferire, perché si sa, noi nerd siamo dei tipetti molto selettivi. Sappiamo già cosa vogliamo leggere, in che mondo vogliamo perderci e immergerci ancor prima di aver messo mano all’opera. Le scrutiamo, le osserviamo e, magari, ci documentiamo anche, per scoperchiarne il contenuto, per carpire quale sia stata la fonte d’ispirazione dietro a quel pazzo e visionario dell’autore.

Come Hugo Pratt che diede vita a quell’eccentrico marinaio maltese per dar sfogo a quel suo grande desiderio di prendere il largo in un oceano esotico, anche noi ci perdiamo in un mare di avventure intrise di ogni sorta di epicità e bizzarria. Insomma, ogni pretesto è buono per perderci in qualcosa di alieno a noi o, viceversa, qualcosa di familiare e rassicurante. Dalle poetiche avventure di Corto Maltese, al mistero e all’occulto diDylan Dog di Sclavi; dalle avventure erotiche di Valentina di Crepax, alla prorompente sessualità iconografica dell’arte di Manara.

Che siano seinen o shonen, che siano i celeberrimi supereroi Marvel o DC, che siano gli “anti eroi” come Jeckie Estacado della Top Cow o che sia tutt’altro da questo confusionario elenco, a noi non importa e non deve importarci. Una piccola nota stonata, però, si trova sempre. Si sa, ormai si predilige l’uso della rotella e dei tasti del mouse per leggere un qualsivoglia fumetto o manga. Si è perso quel piccolo ed infinitesimale gesto di recarsi in un’edicola o in una fumetteria, respirare a pieni polmoni l’odore della carte e perdersi nella scelta del volume o dell’edizione da acquistare o che si cercava già da tempo. Siamo nell’era del digitale è vero, ma certi retaggi, certe piccole tradizioni dovremmo continuare a conservarle, a viverle per la prima volta o a riviverle se stavamo per dimenticarcele. Quindi, cari nerd, se avete un attimo di tempo, uscite di casa, sgranchitevi le gambe e passate dalla prima fumetteria che vi capita a tiro ed entrandoci, fate un bel respiro, perché quello che sentirete sarà l’odore di un’arte che ci ha segnato nel profondo. Non abbiate paure di tagliarvi un dito con la carta, ne potrebbe valere la pena.