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In una Los Angeles avvolta dalla rassicurante atmosfera onirica e fiabesca che contraddistingue ogni musical sentimentale degno di stima (vedi Moulin Rouge!) le vite in stand by di due sognatori squattrinati sono, inevitabilmente, destinate a incrociarsi e scuotersi con estremo vigore.

Sì, perché nella fabbrica di stelle più proficua del globo terrestre, la stessa in cui tutt’oggi si sente forte e chiaro il ruggito della vecchia Hollywood gloriosa, Mia e Sebastian sono moralmente obbligati a “vivere il sogno” e noi spettatori a lasciarci abbindolare di buon grado. Questo è La La Land, scritto e diretto da Damien Chazelle, candidato a 14 premi Oscar.

La prima nota di merito va ai due protagonisti per la maestria con cui ci trascinano nel loro scoppiettante universo emotivo, facendo piroettare la nostra fantasia a passi di danza.

La seconda spetta al regista e alle scelte tematiche, o meglio, metacinematografiche, dal momento che l’intera pellicola è un inno all’amore per la celluloide e per tutto ciò che le gira intorno. Infatti, la dimensione cinematografica investe ogni cosa, lasciando intendere senza troppe riserve che la sola realtà meritevole di considerazione è quella proposta sul grande schermo.

Non a caso, l’unico modo per ricongiungere le strade di Mia e Sebastian è quello di travolgerli nella spirale cinematografica della migliore tra le loro esistenze possibili, la stessa che la blanda quotidianità ha messo a dura prova ma che lo schermo ha eroicamente salvato.

Il terzo e ultimo elogio va a una delle figure a noi più care e familiari: quella del nostalgico ostinato, condannato a vagare tra i leggendari fantasmi del passato, ferito dall’indifferenza altrui e dall’incedere irrispettoso della modernità. Una sorta di vecchio marinaio postmoderno, perdutamente innamorato della storia che è costretto a raccontare. E come ogni albatro che si rispetti, il jazz ha richiamato a sé il suo marinaio Sebastian, allontanandolo una volta per tutte dal compromesso che lo avrebbe reso felice ma incompleto.

Eppure, grazie alla scenografia prodigiosa e alla determinazione con cui i protagonisti esortano lo spettatore a credere nelle proprie passioni (ben venga in un mondo fatto di qualunquismi e cinismo imperante!) è impossibile parlare di un mancato happy ending.

Ecco perché La La Land ha colpito nel segno scommettendo sul sogno.