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Teste che spesso vengono fatte saltare in aria esplodendo nel classico stile alla Quentin Tarantino, ambientazione minimale e location ridotte all’osso, narrazione non lineare, dialoghi pesanti, profondi, metaforici e ridondanti, splatter, poca azione, e origini scioccanti; molto semplicemente, The Hateful Eight è uno dei migliori e contemporaneamente peggiori film di Quentin Tarantino.

Chi di noi non ricorda le storie del selvaggio West con cui siamo cresciuti guardando in televisione? Django (quello originale con Franco Nero), Il Cavaliere Solitario, Lo Chiamavano Trinità, Lo Straniero dagli Occhi di Ghiaccio, Lucky Luke… Quentin Tarantino prende tutto il divertimento del selvaggio West e prima lo sconvolge e poi lo butta via. Le sparatorie fatte con lentezza sadica. Le uccisioni sono improvvise, erratiche, brutali e quasi snervanti; ma in The Hateful Eight tutto sembra assumere un senso logico.

Questa pellicola è certamente un ritorno alle pellicole su piccola-scala per il regista Italo-Americano. The Hateful Eight è un film completamente diverso da quello che Quentin Tarantino ha fatto negli ultimi 12 anni. Dopo la pausa che ha seguito il rilascio di Jackie Brown, l’autore ha trovato la sua carriera muovendo verso quello che potrebbe essere descritto più come film ‘epocali’; impiegando la sua enorme conoscenza dei grandi western cinematografici, di guerra e le caratteristiche del kung fu, ha consegnato storie mitiche su larga scala come Django Unchained, Bastardi senza gloria, e Kill Bill. Al contrario, The Hateful Eight è, evidentemente, il suo modo di tornare alle sue origini, palesi sono i richiami alle Iene. Tarantino omaggia anche altri generi e autori, in primis Agatha Christie alla quale il regista rende omaggio sia con l’ambientazione (Assassinio sull’oriente express, gli uomini bloccati dalla tormenta di neve) che nel racconto (Dieci piccoli indiani).

Il film inizia in modo spettacolare: panorami di montagna mozzafiato che poi danno spazio ad un crocifisso coperto di neve da cui la telecamera si allontana estremamente lentamente (abbinandosi perfettamente al tema composto da Ennio Morricone) per rivelare, come è solito di Tarantino, il titolo del primo capitolo intitolato “Ultima Fermata per Red Rock “. Una diligenza viaggia nell’innevato inverno del Wyoming. A bordo c’è il cacciatore di taglie John “The Hangman” (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock dove la donna verrà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, si aggiungono il Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista diventato anche lui un famoso cacciatore di taglie, e Chris Mannix, che si presenta come nuovo sceriffo di Red Rock. Infuria la tempesta di neve e la compagnia trova rifugio presso l’emporio di Minnie, dove vengono accolti non dalla proprietaria, ma da quattro sconosciuti: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, il mandriano Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers. La bufera blocca gli otto personaggi che ben presto capiscono che raggiungere la loro destinazione non sarà affatto semplice. Per molte ragioni.

In 3 ore di film, ai personaggi è dato ampio spazio per conversare. L’interpretazione e il tono dei dialoghi fa intendere che le cose che vengono dette sullo schermo siano importanti e profonde, e per molti versi è così, ma per il pubblico il tutto risulta noioso, tediante e a volte ridondante. Gli attori, tutti, sembrano aver bisogno di fare con un bel bagno caldo e un pasto cucinato in casa, cosa che rende assolutamente credibile un film ambientato nel cuore di un inverno freddo nel selvaggio west. Però il lavoro di Tarantino è stato un po’ troppo forzato. Siamo sicuri che tra pochi anni The Hateful Eight verrà celebrato dai fan di Tarantino come il suo capolavoro più assoluto, ma oggi non l’ottava pellicola di Tarantino fa storcere il naso più che altro. Perchè i personaggi, seppur credibili sono troppo freddi, troppo calcolatori per scatenare una reazione empatica, certo è vero che nel mondo di Tarantino la violenza si perpetua con leggerezza, ma i suoi personaggi non si preoccupano della vita umana, anzi il contrario, e francamente, guardando questa pellicola non si è per niente portati a curarsi se gli odiosi otto vivono o muoiono. Per i nerd sono 2 occhialini e mezzo

occhiali nerd 2.5 su 5