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Per quanto sembra stupido, alle volte un attore che ci lascia così all’improvviso, ci lascia un piccolo vuoto.
Questa riflessione mi è sopraggiunta la notte che morì Robin Williams (11 Agosto 2014), quando appresa la notizia ho realmente cominciato a pensare quanto l’attore abbia influenzato il mio comportamento semplicemente facendo (bene) il suo lavoro di intrattenitore.
La mente ha cominciato a viaggiare ed alla fine sono arrivato alla conclusione che esistono tre opere, tre film, che più di tutti mi hanno colpito e mi hanno insegnato qualcosa o hanno esternato una mia passione.
E proprio riguardo l’esternare una mia passione, il primo film interpretato da Robin Williams che mi viene in mente è Good Morning, Vietnam.
L’ho visto per la prima volta intorno ai miei 18 anni e mi ha fatto veramente credere che la radiofonia potesse essere una parte della mia vita.

“Ispirato a un personaggio vero (Adrian Cronauer), è la storia di un disc-jockey, arrivato a Saigon nel 1965, che con le sue trasmissioni radiofoniche divertenti e irriverenti tiene alto il morale delle truppe. Film sul Vietnam diverso dai soliti per il contrasto tra la drammaticità della situazione e la buffoneria dei personaggi che vi agiscono. Storia di un’educazione politica.” (mymovies.it)

La scena che forse sconvolge il film dal punto di vista “radiofonico” è proprio la prima volta che Adrian Cronauer accende il proprio microfono di questa radio, dove solitamente non veniva trasmesso nulla di rock. Ma poi arriva lui, respiro profondo e poi giù con GOOOOOOD MORNING VIEEETNAM!

Troppo?

No. Non è mai abbastanza.

Il secondo film che voglio citarvi è uno di quei film che se non avete mai visto, non dovreste nemmeno salutarmi.
Will Hunting – Genio ribelle
Oscar come miglior attore non protagonista a Robin Williams ed Oscar alla coppia Matt Damon e Ben Affleck per la sceneggiatura (prima che me lo chiedate: no sia Matt Damon che Ben Affleck non hanno mai vinto l’Oscar per una loro interpretazione; Matt Damon non ha più vinto dopo Will Hunting mentre Ben Affleck è riuscito con la regia di Argo).

“Will Hunting, ragazzo di un quartiere povero di Boston con molti piccoli crimini alle spalle, fa le pulizie al MIT (Massachusetts Institute of Tecnology) ed è un genio matematico allo stadio brado. Se lo contendono due adulti colti: l’uno vuol prendersi cura del suo cervello (e del futuro del proprio portafoglio), l’altro del suo cuore. Con l’aiuto di una ragazza innamorata, vince il secondo. Ideato e scritto dagli attori Damon e Affleck, è un film complesso nella sua apparente semplicità (paradossalmente a mezza strada tra Belli e dannati e L’attimo fuggente) che tocca molti temi: l’isolamento; la ricerca di un padre (e di un figlio) tra due persone simili e complementari; il diritto-dovere di liberarsi di un’infanzia infelice; la difficoltà di vivere di un genio o, comunque, di un “diverso” che non vuole farsi assorbire o stritolare dal sistema.” (mymovies.it)

Questo è uno di quei dialoghi che ti cambiano, che ti attraversano.

Questo mi ha fatto credere nell’amore. Forza che troppo spesso sottovalutiamo.

Con buona pace delle World Series e della battuta di Fisk il bassotto.

Il terzo film è facile da capire. Appena appresa la notizia della sua scomparsa sono andato immediatamente a riprendere la foto del professor Keating sopra i banchi.
L’attimo fuggente (titolo originale Dead Poets Society) è uno di quei film che veramente possono cambiarti la visione della vita.

“John Keating, insegnante di letteratura inglese, arriva nel 1959 alla Welton Academy dove regnano Onore, Disciplina, Tradizione e ne sconvolge l’ordine insegnando ai ragazzi, attraverso la poesia, la forza creativa della libertà e dell’anticonformismo. Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell’individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l’applauso. Di suo P. Weir ci mette l’abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca R.S. Leonard sebbene solo E. Hawke abbia fatto carriera. Eccellente R. Williams. Oscar per la sceneggiatura di Tom Schulman. Inatteso campione d’incassi 1989-90.” (mymovies.it)

Non trovo facile consigliarvi un solo monologo, vi consiglierei tutto il film ma su Youtube non è presente.
Uno delle parti più interessanti sicuramente è quella in cui il Professor Robin Williams spiega il perchè sia importante cogliere l’attimo, carpe diem.

“Keating/Robin Williams: «Cogli l’attimo. Cogli la rosa quando è il momento.» Perché il poeta usa questi versi?
Charlie: Perché va di fretta!
Keating/Robin Williams: No! Ding! Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni, come voi, invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi sono pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi. Ascoltateli. Sentite? Carpe… Sentito? Carpe… Carpe diem… Cogliete l’attimo, ragazzi… rendete straordinaria la vostra vita.”

Oppure come non ricordare la lezione in cui invita i propri studenti (e forse anche tutti noi) a salire sopra una cattedra, il perché ce lo spiega benissimo lui stesso: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù.”

La scena finale. L’atto di ribellione assoluta della classe che ancora è shockata che il professor Keating/Robin Williams debba abbandonare la scuola, probabilmente la scena più famosa.

Però alla fine io torno all”incipit, l’inizio di tutto:
«O Capitano, mio Capitano!» Chi conosce questo verso? Nessuno. Non lo sapete? È una poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano, mio Capitano”

“Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.”
(Walt Whitman)

Il mio Capitano è caduto, perso nella depressione. Suicidato.
Addio Capitano, addio Robin Williams.

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