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Trionfo per “Lo chiamavano Jeeg Robot” ai David di Donatello, che si porta a casa 7 statuette soprattutto grazie ai propri attori: Miglior attore protagonista Claudio Santamaria, Miglior attrice protagonista Ilenia Pastorelli, Miglior attrice non protagonista Antonia Truppo e Miglior attore non protagonista Luca Marinelli, facendo un vero all-in. Protagonista della serata anche la pellicola “Perfetti sconosciuti” che si aggiudica i premi più importati: Miglior film e Miglior Sceneggiatura ed è pronta a lanciare una commedia verso dei remake esteri.  Matteo Garrone con il suo ambizioso “Il racconto dei racconti – Tale of Tales” si assicura il David per la Miglior Regia.

La serata scorre veloce, soprattutto grazie alla mano della produzione di Sky che ha portato al format una freschezza ben diversa rispetto le ultime dirette targate RAI. La trasmissione è stata trasmessa in chiaro anche sul canale TV8 (ex MTV, sempre della famiglia di Sky). A condurre, un sempre ottimo Alessandro Cattelan. Si può fare uno spettacolo televisivo godibile, contemporaneo, senza lungaggini soporifere e farlo finire a un orario decente? Sì, a Sky lo avevano già dimostrato con X Factor e Italia’s got Talent, ma ci sono riusciti persino con una cerimonia di premiazione con oltre venti categorie.

La prima parte della cerimonia è stata sicuramente di un livello che difficilmente si trova in Italia. Il video introduttivo, un lungo sketch con Cattelan, i The Jackal e nientemeno che Paolo Sorrentino, era divertente, ironico e autoironico. Non sembrava di stare a Tiburtina, diciamocelo. E soprattutto non sembrava di stare ai David di Donatello, cioè quei premi presentati due anni fa da Paolo Ruffini che aveva dato della “bella topa” a Sophia Loren, giusto per inquadrare il pregresso di questa disgraziata serata cinematografica.

Andando avanti con la consegna dei premi, ovviamente il ritmo è calato, ma la conduzione di Cattelan ed i contributi video dei The Jackal permettono alla squadra di Sky di portare tranquillamente a casa i complimenti di tutti.
Soprattutto di quelli che ormai erano rassegnati alla RAI.