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Tokyo, Giappone. Patria degli anime e manga, residenza di teen-idol e attività commerciali in cui si vende persino la “compagnìa”, molto della cultura giapponese sembra inneggiare alla pedopornografia. Almeno secondo Nadia Toffa, inviata della famosissima trasmissione italiana “Le Iene” che, nella puntata andata in onda ieri, ha realizzato un servizio sul Giappone basandosi su notizie poco veritiere.

Il tanto chiacchierato servizio, dal titolo “Solo fantasie sessuali o pedopornografia?”, è infine andato in onda come da programma ieri sera catalizzando l’attenzione di tutta la fanbase italiana, in larghissima parte indignata. In realtà ancor prima che il video fosse trasmesso si erano già visti numerosissimi commenti di protesta, ma una volta trasmessi i diciannove minuti e mezzo di servizio, la polemica che già covava, come la più devastante delle bombe, è definitivamente esplosa.


(Akihabara – Il quartiere maledetto)
Andiamo ad analizzare alcuni passaggi, i più controversi e discussi in rete, come l’iniziale “Ma manga vuole anche dire anche sesso, cioè cartoni porno, e porno in Giappone vuole anche dire bambine”, in un escamotage che sebbene metta al riparo da molte accuse di mal informazione, potrebbe portare il telespettatore ad accostamenti erronei del tipo porno=manga e anime=pedofilia. Mai, dalla nascita dei manga, le cui radici risalgono addirittura al 1600, quando il termine andava a definire le immagini che decoravano i bellissimi templi giapponesi, questa parola ha avuto un tale significato. Come molti sapranno esistono appositi termini atti per indicare i fumetti a fondo erotico, il più famoso dei quali è senza dubbio “hentai”, e non tutti i manga sono riconducibili a questa categoria .
Il fatto che nei minuti iniziali venga fatta passare l’immagine che ogni ragazza in piedi nelle strade di Tokyo vestita da “domestica” e con in mano un tariffario e dei volantini possa essere dedita ad attività a sfondo sessuale è solo uno degli errori del servizio di ieri. Nessuna delle ragazze intervistate in loco accenna a qualsivoglia prestazione sessuale. Il servizio prosegue con la visita ad un locale, che vi assicuriamo non trattarsi di un maid cafè convenzionale. Insomma, anche in questo caso c’è poca chiarezza su cosa venga mostrato, perché a molti è ben noto come tra la moltitudine di ragazze che affollano Akihabara per lavoro ci siano non poche “infiltrate”, ovvero ragazze che come mostrato nel servizio si mescolano alle dipendenti dei maid cafè con lo scopo di accalappiare in locali (come quello mostrato) i passanti. La maggior parte delle ragazze frequentanti il quartiere commerciale, sono semplicemente delle lavoratrici part-time dei numerosi maid-cafè che affollano i quartieri della capitale giapponese e questa è un’informazione che si può ottenere con una semplice ricerca web. A ridicolizzare il tutto, c’è una falsa traduzione data proprio dalla nostra Toffa: durante una sua intervista ad una ragazza giapponese, afferma che la ragazza in questione abbia 15anni, traduzione errata dato che l’intervistata pronuncia:”jukyu” parola che vuol dire 19 (ju=10 kyu=9).

 

(Le Maid dello Shinobazu Cafè ad Akihabara)

Altro punto controverso, il definire “filmato manga” quanto mostrato dopo circa sei minuti e mezzo di servizio. Infatti, onde evitare confusione, sarebbe stato il caso di definire la sequenza come “anime hentai” o anche solo “hentai”, così da evitare ai poco pratici della materia, di identificare erroneamente i fumetti giapponesi (questo realmente si intende col termine “manga”) con gli hentai.

(…Una comunissima scena di un filmato manga…)

Poi tocca ad un altro locale, anche qui assolutamente non un maid cafè (di fatto non ne viene mostrato nessuno nel servizio), sul quale ci sentiamo di concordare con Le Iene “è uno schifo”.
Un punto davvero controverso è invece quello legato alle idol, dove davvero la polemica è letteralmente scoppiata. Le informazioni riportate  in questa parte del servizio, sono certo veritiere ed è altrettanto vero che questa figura della cultura pop nipponica nasca dall’idea di far soldi in tutti i modi possibili, spennando i fan fino all’osso. Non che un simile fenomeno non esista con altre sfumature anche in Occidente. Tuttavia, chiamare in causa una gravure idol come rappresentante dell’intera categoria è apparsa a molti come una mossa volutamente fuorviante. Ancora una volta sembrerebbe che il significato dei termini sia stato del tutto travisato o quantomeno confuso. Con le bambole erotiche in scala 1:1 si è poi toccato il fondo. Ma a colare a picco è stata l’immagine del Giappone come terra paradisiaca, ma per chi da tempo segue ogni tipo di informazione relativa a questa terra, sa che il Giappone di paradisiaco ha ben poco.
Per finire, reputo il servizio interessante, ma è normale che la Toffa sia rimasta scandalizzata parlando da italiana e giudicando apertamente come una persona influenzata dal proprio sistema culturale (ma un vero giornalista non dovrebbe essere imparziale quando confronta la propria cultura con una totalmente diversa?)
Ci vuole più di quel servizio per parlare di quel fenomeno ormai diffuso in Giappone. Lì c’è una bella differenza tra fantasia sessuale e sesso reale e se le care Iene si fossero informate almeno un pochino, saprebbero che il numero dei giapponesi che preferiscono il sesso “immaginato” rispetto a quello reale cresce sempre più. Questo materiale pornografico (e lo confermano anche certi dati che sono facilmente reperibili) sta portando i giapponesi non ad un aumento della violenza, né all’aumento degli stupri, ma all’asessualità e con questo rispondo alla domanda posta alla fine del servizio. C’è più violenza e molestia sessuale in un qualsiasi autobus italiano che in un maid-cafè che, come voglio ripetere, è un semplicissimo bar!
Tornando al servizio, se sia stato volutamente impreciso o solo superficiale nel maneggiare alcuni termini e nel trattare alcuni fenomeni lo lasciamo decidere a voi.

 

(Alcuni commenti da parte di fan indignati)

A questo link potete vedere il servizio andado in onda su Le Iene: http://mdst.it/03v598099/